giovedì 5 gennaio 2012

Recensione - L'Orda del Vento (Libro)

L'Orda del Vento
Di Alain Damasio
Disponibilità: ITA
Ci sono libri che finisci per adorare, pur sapendo che oggettivamente parlando sono un delle mezze schifezze. Storie così belle che riescono a colpirti pur essendo scritte male.
L'ombra del Vento è stato per me uno di quei libri, è so che sarà difficile per me provare a recensirlo in maniera obiettiva. Vorrei però almeno provarci, perché è un fantasy che non si è filato nessuno nonostante sia migliore di tanta merda che intasa le librerie.
Ah, quelle cose in bianco tra le parentesi si chiamano spoiler. Leggete evidenziandoli, sconsiglio di farlo se non avete letto il romanzo prima.

La trama.
Il libro narra le vicende della 34a Orda del Controvento, incaricata di scoprire l'origine del vento che spazza incessante il mondo. Un mondo piatto, costituito una sola striscia dal clima temperato larga poche decine di km, e circondata da invalicabili montagne ghiacciate.
Il compito è in apparenza semplice: partire dal fondo, e percorrere tutta la striscia fino all'Estrema Vetta da dove il vento dovrebbe partire, secondo le leggende. Il tutto rigorosamente a piedi, un po'per tradizione, un po'perché imparare a camminare controvento è essenziale per poter poi oltrepassare le zone più impervie, in cui nessun veicolo a vela può passare.
Una lunghissima passeggiata in cui non c'è molto da temere, oltre agli sporadici assalti di qualche brigante. Il mondo attraversato dall'Orda non è pieno di mostri e orrende creature come nel più becero gdr giapponese, anzi, si rivela un posticino piuttosto tranquillo. Unica eccezione sono i Croni, creature sferiche forse nate dal vento, palloni galleggianti dai più svariati effetti: c'è quello che fa trasforma i sassi in ricci, quello che ripara ciò che è rotto, e quello che ti fa diventare le dita come rami d'albero se ci avvicini troppo la mano. Creature singolari, ma non eccessivamente pericolose.
Non quanto il Vento. L'Orda cammina sempre controvento, e l'aria che soffia cambia sempre direzione e intensità. Può spirare come brezza leggera o essere un tornado, essere ridotta a pochi sbuffi o travolgere i ventitrè protagonisti con la forza di una tempesta di sabbia.
Il Vento non si ferma mai. Tutto il mondo funziona sfruttandone la forza, ogni macchinario viene alimentato da pale ed eliche, ogni veicolo ha almeno una vela.
È la principale fonte di energia, ma è anche il più grande nemico dell'uomo. Il libro inizia dandocene una dimostrazione di tutto rispetto, con una tempesta di sabbia che rischia di seppellire una cittadina. Ci sbatte senta tante cerimonie in mezzo alla tempesta, a non capirci un cacchio insieme a un'Orda che ci capisce ancora meno di noi. Ci lascia lì, a fare insieme a loro l'unica cosa che sanno fare davvero: contrare il vento, tutti insieme.

I personaggi.
Come accennato sopra, i protagonisti sono ben ventitrè; alcuni ben caratterizzati, alcuni ridotti a vaghe figurine di cui ci viene detto a malapena il compito che ricoprono all'interno dell'Orda. Perché l'Orda è come un complesso meccanismo meccanico, e ogni suo componente, seppur piccolo, è necessario.
C'è Golgoth, il capo assoluto, che comanda l'Orda a suon di parolacce e ceffoni e avanza sempre per primo, fendendo il vento per dare modo agli altri di seguire la sua scia come uccelli in uno stormo. Dietro di lui ci sono sempre Pietro della Rocca e lo scriba Sov, uno dei personaggi a cui purtroppo viene dato molto spazio: lui è lo studioso del gruppo, suo è il compito di fare gli spiegoni sul funzionamento del mondo. Infodump ben gestiti, che non suonano quasi mai come un as you know, Bob, ma che sono giuste spiegazioni date da una persona istruita a gente più ignorantella.
Purtroppo Sov è anche un pipparolo mentale di prima categoria, e i momenti in cui si dà alle dissertazioni filosofiche insieme ad altri personaggi sono piuttosto pesanti e spezzano il ritmo della narrazione.
Il Vento è alla base anche della sua linea di pensiero, tutta basata su metamorfosi, realtà ciclica in perenne mutamento e altri basilari concetti che vengono resi complicati da misticheggianti metafore ventose. A me certi discorsi non sono dispiaciuti (tutta la storia su ottava e nona forma del vento, che poi è solo una maniera molto figa per spiegare Eros e Thanatos freudiani), in altri non ci ho sinceramente capitouncazzo.
Tornando ai personaggi, un'altra figura importante è Caracollo, giullare e cantastorie, colui che tiene il alto il morale del gruppo, tiene allegri anche noi con le sue stupidate e ci regala alcuni tra i momenti più riusciti del libro (la sfida dialettica ad Alticcio).
Poi ci sono Darbon e Astro, falconiere e astoriere, che coi loro rapaci portano un po'di carne al gruppo. Oroshi che legge la trama dell'aria semplicemente ascoltandola, aiutandosi con le informazioni dell'esploratore Arval per tracciare un percorso sicuro. E poi ancora Steppa, e Sveziest e Firost e Aoi, e Calliroe e tanti altri che mi spiace non nominare, perché ognuno di loro è importante e ha i suoi 20 minuti di celebrità all'interno della narrazione. Un numero di personaggi a cui si fatica inizialmente a star dietro, e che l'autore stesso non riesce sempre a gestire appieno: tante figure potenzialmente interessanti vengono lasciate in secondo piano, mentre su altre si insiste in maniera un po'eccessiva. Avrei fatto volentieri a meno di pagine e pagine di pippe mentali di Sov, per dire, in cambio di qualche approfondimento sulle figure che meno vengono nominate, come la guaritrice Alma o i due gemelli. Alcune sottotrame che riguardano i membri dell'Orda, poi, vengono lasciate in sospeso, come se l'autore se ne fosse dimenticato (La lontra che fine fa? E il figlio di Oroshi? Il Contortore che era?). L'impressione generale è che il numero di pagine sia stato pesantemente sfoltito in fase di editing, in maniera non sempre ottimale: togliere alcuni momenti morti (L'incontro iniziale con i tizi nella nave dura decisamente troppo) per caratterizzare meglio certi personaggi avrebbe reso il libro più vario, anche se non ne avrebbe migliorato la scorrevolezza.
Renderlo scorrevole sarebbe stato impossibile, visto il modo in cui è scritto.

Lo stile.
Ventitrè personaggi sono tanti. L'autore li gestisce in maniera tutta particolare, con un punto di vista ballerino che cambia ad ogni paragrafo. All'inizio di ogni capoverso è indicato un simbolo che permette di capire chi stia parlando, ma dopo un centinaio di pagine inizierete a riconoscere i personaggi al volo: a ogni cambio di POV si accompagna un cambio di stile, e basta un'occhiata per distinguere un personaggio dall'altro. Per esempio, questo sciroccato è Caracollo che si presenta ai lettori:
¿´ Buongiorno a voi, amici del mare aperto e ancora più in là! Siate i benvenuti, giovani glifi delle sabbie, croni e anticroni che sempre si annunciano senza cortesia, vi attendo a piè svelto. Ah, il fuorvento, vecchio padre fischiatore, adoro presagirne l'ala venuta, di certo confusionaria ma comunque....?!?
Non mi sono ancora presentato? Perdonate l'attimo foriero di poesia, noi siamo, buongiorno, e voi siete? Caracollo, dove mi trovo? Sì, in persona, trovatore, or dunque, e narratore. Per conto di chi? Ma della 34a Orda del Controvento, lor signori...

Mentre lui è Larco:
(Furtivamente) avrei raggiunto un piccolo falò, come mai ce n'erano tanti (qua e là) a tempestare la pratera scura? Ero ubriaco, in piena Larcosi nostalgica, con la testa tra le mubi. E che cosa mi avrebbe guidato (oltre la voglia di allontanarmi il più possibile dal corpo di Coriolis, che un marinaio aveva scombussolato davanti a me)? La voce di Caracollo. Mi aveva sorpreso durante una salva, l'avevo cercato e trovato (il fuocherello intorno al quale lui e un uomo intenso, abbronzato e barbuto, sedevano a gambe incrociate).

E lui il Golgoth:
Ω Una bella merda consistente, questo fuorvento, una minestra di grumi. A trent'anni mi sarei quasi divertito a incassare una roba del genere. Su una gamba sola. Due dita agganciate all'anello. Diciamoci la verità, davanti non ha pestato tanto: una bella manata, una scoreggia da femminuccia, niente insomma. Un rutto. Ma dietro, cacchio, basta guardarli: li ha presi a manate. È stato cattivo, li ha tirati su, ha raschiato fianchi e spalle, ha fuso piastroni... Diciamo che sono così abituati a stare sotto l'ala del Pack che basta un piccolo blaast a fargli venire sangue dal nasino!

Altri personaggi hanno uno stile meno particolare, ma rimangono comunque distinguibili.
Il punto di vista saltellante crea confusione nelle scene più movimentate, e l'incipit soprattutto è qualcosa di traumatico: personalmente, ho iniziato a capirci qualcosa solo alla fine del primo capitolo. L'autore sa tenere la telecamera saldamente nel POV di ciascun personaggio, e ciò è bene; ma è anche parecchio avaro quando si tratta di descrizioni ambientali, e ciò è male. Il contesto generale, spesso, risulta confuso. Devo dire che ho apprezzato molto la quantità di illustrazioni presenti nel [sito ufficiale francese], che hanno sopperito in parte all'incapacità dell'autore di descrivere ambienti e personaggi da lui creati.
Continuando con le note dolenti, c'è da dire che Damasio utilizza una prosa spesso contorta, un miscuglio termini tecnici geologici/di navigazione, arcaismi e neologismi che rende la lettura inutilmente complicata. Più volte mi sono trovata a scorrere un dizionario cercando di capire se quello che avevo appena letto era un desueto termine italiano, o una parola inventata dall'autore. Ho imparato una quantità di nuove parole, ma ne avrei fatto volentieri a meno.

Per la serie "parole inutili imparate leggendo questo libro": Ganga. Indica il materiale di scarto pietroso che circonda un cristallo minerale, ma anche la sostanza bianchiccia intorno alle uova di anfibi.

L'edizione.
Non ho trovato un'edizione ebook del romanzo da nessuna parte, e dubito esista. L'edizione tea la trovate scontata a 10 euro, e devo dire che ha una copertina davvero figa e, strano a dirsi, pertinente al romanzo. Niente draghi e ragazze discinte random, per una volta.
Nel tomo che io posseggo mancava però l'essenziale segnalibro con la lista dei simboli correlati ad ogni personaggio: se avete lo stesso problema copiateveli da [Wikipedia], non buttatevi nella lettura senza averlo sott'occhio. Davvero, è un suicidio.
Vorrei poi dedicare un applauso al lavoro di Claudia Lionetti, traduttrice del libro. La mia scarsa conoscenza della lingua francese mi impedisce di verificare l'effettiva qualità della traduzione, ma leggendo [questo suo articolo] (spoilerosissimo, attenzione) mi sembra una persona competente, che ci ha messo del vero impegno nel tradurre un testo così ostico. Leggendo, mi par di capire che le scelte lessicali astruse di cui il libro è pieno siano state volute dall'autore stesso, che la signorina ha consultato più volte. Sigh.

Ma alla fine, lo consiglieresti?
Ngh. Dipende. L'idea di base è decisamente affascinante, e il libro è costellato di belle idee. Lo stile eccessivamente sperimentale, però, rende il tutto inutilmente ostico da comprendere.
Se l'idea di base piace, se ci si sforza di leggere soprassedendo su queste magagne, ci si trova tra le mani un bel libro. Il punto di vista cangiante, per quanto confusionario, immerge nella lettura in una maniera che difficilmente avevo sperimentato prima: si ha la sensazione di essere un membro dell'Orda, un amico a cui tutti si rivolgono e che insieme agli altri combatte contro il Vento.
Giudicate voi se un simile concept di base merita un po'del vostro tempo e della vostra fatica. Io non mi pento di averlo letto, mi rammarico solo di quel che avrebbe potuto essere. Poteva essere un Capolavoro, ci ha provato tanto ad esserlo, ma ora come ora è solo un'occasione sprecata.
Spero che il signor Damasio scriva altro. Ha potenzialità, questo tizio.


Per concludere, mi sembra doveroso annunciare che il romanzo avrà una trasposizione cinematografica, sotto forma di cartone animato.
La locandina non promette nulla di buono.

2 commenti:

  1. Ottima recensione, forse un po' dura nei confronti del libro che, secondo me, è meraviglioso.

    Ho scritto una mail al signor Damasio facendogli i miei complimenti e chiedendogli alcuni dettagli del libro. La sua risposta quasi istantanea mi ha fatto molto piacere. Vorrei far presente qui che il libro è fortemente influenzato da un filosofo di nome Nietzsche e dalla sua teoria dell'eterno ritorno dell'identico (nella chiave di lettura di Deleuze, come Damasio mi ha detto). Se qualcuno conosce ciò di cui sto parlando, può comprendere molto meglio alcuni discorsi del libro, soprattutto quelli sulla nona forma (che io ho interpretato come una forma di nichilismo estremo, la mancanza di senso totale dell'esistenza o, nel caso di Golgoth, della missione).

    In ogni caso per me questo libro merita il massimo punteggio. Poteva essere più completo, certamente. Ma le case editrici a volte sono degli assassini d'arte!

    Davod

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    1. Davod, come hai contattato l'autore?

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