mercoledì 26 ottobre 2011

Feeling like a Monster - perché tifiamo per i protagonisti cattivi?

Scrivere un libro in grado di tenere i lettori incollati alle pagine fino alla fine è il sogno di ogni imbrattacarte. Il super attack sui margini delle pagine è sempre un'idea, ma un metodo più efficace consiste nel prendere il lettore e sbatterlo nella testa del protagonista del romanzo. Fargli vedere il mondo attraverso gli occhi dell'eroe, lasciarlo libero di frugare tra i suoi pensieri.
Immedesimazione totale: è questa la parola chiave, l'ingrediente magico tanto desiderato da coloro che cercano di scrivere un romanzo di successo.
In how to write a damn good novel II, l'autore identifica le tre caratteristiche che favoriscono l'immedesimazione:
Simpatia
Simpatia  significa apprezzare il protagonista come persona, caratterialmente parlando. Se il protagonista esistesse realmente, fare due chiacchere con lui davanti a una tazza di caffé non dovrebbe dispiacerci.
Identificazione
Identificazione significa desiderare che il protagonista realizzi i suoi sogni. Può essere un eroe che cerca di salvare il mondo, o un tredicenne sfigatello che sta cercando il coraggio di confessare i suoi sentimenti alla ragazza che gli piace: in ogni caso, faremo il tifo per lui.
Gli obiettivi del personaggio devono essere da noi condivisibili per evitare di trovare riprovevole il suo comportamento, a prescindere dalla simpatia che proviamo per lui.
Empatia
L'empatia ha più a che fare con lo stile di scrittura che con le caratteristiche dell'eroe. Empatia significa che attraverso la scrittura dobbiamo capire come il protagonista si sente, e come egli percepisce il mondo. Non dobbiamo essere spettatori, ma figure che lo accompagnano. Ciò implica che la narrazione sarà in prima persona, o in terza persona ristretta al punto di vista del nostro piggì.

Non ho critiche da fare al pensiero del signor Frey, anzi, i suoi mi sembrano ottimi consigli. Questi però sono principi fatti per essere applicati a una determinata categoria di personaggi: i protagonisti nel senso positivo del termine.
Amando io pensare al contrario per il puro gusto di farlo, non ho potuto non chiedermi come queste tre caratteristiche si possano applicare al peggio del peggio della categoria "protagonisti di un libro". A tutti i pazzi, i malati, i killer e gli stupratori che nel mondo reale disprezzeresti ma che nella fiction, per qualche strana alchimia, finisci per adorare. Li schifi per quello che fanno, e di certo inorridiresti alla prospettiva di incontrarli dal vivo. Sai che le loro vite non meritano un lieto fine, eppure non puoi non sperare che la facciano franca.
È un sottilissimo equilibrio, quello del fascino e insieme repulsione per il Male, ed è molto semplice fare cilecca tentando di replicarlo. Ho voluto provare a studiarlo un po', analizzando un paio di personaggi orribili e cercando di capire perché piacciono. Ho cercato di essere più spoiler-free possibile, basandomi giusto su quelle poche righe di background che sono di pubblico dominio.
Iniziamo, ordunque, da un classico.


Hannibal lecter
"Hello, Clarice..."

Su cosa ci baseremo per l'analisi?
Della saga del famoso cannibale ho letto ogni cosa, fatta eccezione per quel Red Dragon che proprio non riesco a trovare in libreria.
Si, ho letto anche Hannibal Rising e no, non ne voglio parlare. Fingiamo che non esista, okay? Focalizziamoci invece sul libro che si intitola Hannibal ebbasta, e che è l'unico ad essere narrato anche attraverso il suo punto di vista.

Ricordo che quando lessi questo libro mi piacque moltissimo.
Poi capii che mi piaceva per le ragioni sbagliate.

Simpatia
Hannibal the Cannibal non ha bisogno di presentazioni. Perfetto simbolo di mostruosa dualità, è un killer divoratore di carne umana e, allo stesso tempo, un garbato e intelligente psichiatra.
Non è definibile simpatico, eppure piace. Carismatico, è la parola giusta: sempre elegante e ben vestito, sempre più furbo degli altri, avvolto da quell'aura demoniaca tanto cool che fa capire alla gente a pelle che di lui non c'è da fidarsi.
Ha charme. Troppa. Leggere Hannibal è stato come leggere un romanzo vampiresco di Anne Rice, più che un resoconto delle gesta di uno spietato cannibale. Le qualità positive del cannibale vengono esaltate in maniera esagerata, la coolness prevale sulla mostruosità.
Piace, come personaggio, ma non riesce a essere l'orrenda creatura che dovrebbe essere.

Identificazione
Hannibal mangia la gente, okay, ma preferisce pasteggiare con la gente cattiva!
Sigh... può esistere giustificazione più patetica? Aggiungete a ciò una [Scusa freudiana] che ondeggia tra il patetico e il ridicolo, per vedere annichilita ogni parvenza di cattiveria che il personaggio dovrebbe avere. Il finale di Hannibal risolleva in parte la situazione, ma siamo lontano dai fasti di Silence of the Lambs, in cui veniva espressamente detto che il Male operato da Hannibal non aveva giustificazioni.
Funzionava meglio così, paradossalmente: la mancanza di una spiegazione non favoriva certo l'immedesimazione, ma non era quello l'obiettivo. Lì Hannibal era un personaggio secondario, ed era inquietante proprio perché alieno e inavvicinabile dal lettore.

Empatia
In Hannibal, i personaggi si dividono secondo il più classico degli stereotipi: i protagonisti sono gnokki, i cattivi brutti, ignoranti e puzzolenti. Nello specifico, i cattivoni che vogliono far fuori Hanny sono proprietari di un macello, gentaglia rozza abituata a rotolarsi nel fango insieme ai maiali.
Ah, dite che secondo la logica dovrebbe essere Hannibal il cattivone? Dettagli. Il nostro cannibale è figo, ergo non può essere realmente malvagio.
Anche gli atti peggiori da lui compiuti, dagli omicidi ai morbosi episodi di stalking, vengono descritti con un lirismo che li fa sembrare cose giuste. E non stiamo parlando di episodi filtrati dal punto di vista del protagonista, è l'intervento dell'autore a sentirsi pesantemente.

Commento finale 
Ritengo che il dottor Lecter sia un personaggio davvero riuscito, ma per i motivi sbagliati. Harris vi si è affezionato troppo, diventando un fanboy del personaggio che egli stesso ha creato, e la cosa si nota fin troppo. Lo ha idealizzato, elevandolo al ruolo di anti-eroe, cacciandolo fuori dalla categoria del Mostri che a noi interessa.
In conclusione: lavoro discreto, ma non è il mio genere. Questo a patto di non voler parlare di Hannibal Rising, che è... è...
Passiamo oltre, vah.

Dexter Morgan
"Tonight is the night." 

Su cosa ci baseremo per l'analisi?
Di Dexter ho letto i primi due libri, e seguito la prima stagione del telefilm. Ci baseremo sulle opere cartacee, anche se ci tengo a sottolineare quanto la serie tv (la prima, almeno) sia superiore al romanzo su cui è basato. Principalmente, alla versione televisiva manca quel retrogusto pacchiano che caratterizza la saga letteraria. Lì dove il libro cerca di essere il più possibile scioccante e improbabile, nella serie tv tutto è più realistico, discreto, sensato. I personaggi hanno più spessore, la trama più coesa, il finale meno melodrammatico.
Insomma, guardatevela.

 Da noi pubblicato con l'improbabile titolo
"Dexter il Vendicatore".
Simpatia
Dexter è una persona falsa. Un a creatura vuota, che nasconde la sua mancanza di sentimenti e umanità dietro la maschera della persona cordiale e simpatica. È anche un serial killer, che viviseziona le sue vittime per poi buttarne i cadaveri in mare.
A rendere memorabile quello che poteva diventare un gary stu darkettoso di prima categoria è il sarcasmo.
Dexter sa benissimo di essere uno schifo di persona. E se nel suo mondo è abituato a recitare costantemente, ai suo lettori non cela nulla. Nei suoi pensieri sfotte un po'tutto e tutti, se stesso in primis, e spesso non pare rendersi conto di sbagliare alla grande quando si considera del tutto privo di emozioni.
La cosa funziona. Tutti ogni tanto ci siamo sentiti cinici in maniera simile a Dexter, ed è bello ritrovarsi in un personaggio per nulla ipocrita, che non si fa problemi nello svelare ai suoi lettori tutti i brutti pensieri che gli passano per la testa. La sua sincerità fatta di battutine al vetriolo è divertente, punto.

Identificazione
Dexter è un serial killer che ammazza i cattivi, ma non lo fa perché lo reputa moralmente giusto. Segue un rigido codice morale inculcatogli dal padre adottivo, un piedipiatti dai metodi educativi su cui il MOIGE avrebbe molto su cui ridire. Avendo compreso le pulsioni omicide del figlio, il vecchio Harry gli disse semplicemente "almeno ammazza chi se lo merita davvero".
Dexter fa questo, giustiziando i più efferati criminali che sfuggono alla legge, ricercando prove della loro colpevolezza prima di dar loro il colpo di grazia. Lo fa semplicemente per rendere onore a Harry, unica persona a cui si sia sentito affettivamente legato.
Non è una brava persona, Dexter, eppure lavora per i Buoni. Non fa mai qualcosa di davvero riprovevole, non uccide innocenti o bambini.
A prescindere dai nostri pensieri riguardanti la pena di morte, è difficile riuscire a provare astio per il suo sanguinario hobby. Sentiamo che le sue vittime, in fondo, se la sono cercata.

Empatia
I libri della saga di Dexter sono tutti scritti in prima persona, con la telecamera saldamente piazzata nella testa del protagonista. La cosa ha i suoi lati negativi e positivi. Da una parte, Lindsay è una frana totale nelle descrizioni: spesso si fatica a capire il contesto di una scena, panorami e personaggi al di fuori di Dexter appaiono fumosi e poco definiti. Un palcoscenico di cartone per uno show tutto incentrato sul protagonista, e sul suo originale modo di pensare.
Dexter rosica tantissimo, quando ha a che fare con assassini meno moralmente inibiti di lui. Di fronte alle scene del crimine più sanguinolente si comporta come la peggiore delle fangirl, sbavando senza vergogna alcuna su una mutilazione particolarmente ben eseguita o un'originale disposizione del cadavere. Ci mostra senza timore di essere un Mostro, e di divertirsi moltissimo nell'esserlo.

Commento finale
Dexter non è un personaggio perfetto. A volte suona un po'forzato, altre si vede, come nel caso di Hannibal, che l'autore patteggia fin troppo per lui. I libri in cui egli è protagonista sono graziati da trame a dir poco cretine, eppure li ho letti in fretta e senza smettere di sorridere, perché le chiacchere del protagonista mi permettevano di soprassedere su una storia con più buchi di uno scolapasta.
Dexter funziona. È un ottimo esempio di Mostro che riesce ad affascinare, pur restando un personaggio fortemente negativo.
Promosso su tutti i fronti, insomma.



Ci ho preso gusto, a fare queste analisi, e se qualcuno le reputa utili e interessanti potrei farne anche altre. Ho in mente qualche altro personaggio che si potrebbe sezionare, e ogni suggerimento in merito è più che benvenuto.
Se ne riparla dopo Novembre, comunque. Dubito che riuscirò a scrivere altri articoli così corposi, in pieno NaNoWriMo.
Ah, ho dato finalmente un senso alla pagina dei link, postandovi una listarella di webcomics che ritengo meritevoli di lettura.Giusto per lasciarvi qualcosa da fare mentre io sarò occupata a bestemmiare contando parole che sembrano sempre troppo poche.

1 commento:

  1. Analisi interessante.
    Avevo trovato le stesse lacune sui 'personaggi cattivi' anche in Characters and Viewpoint, di Orson Scott Card, mi piace come hai affrontato l'argomento.

    P.S. Bel blog ^-^

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