martedì 27 settembre 2011

70 acrilico, 30 lana, 100% fuffa

Oggi pensavo di postare la seconda parte della guida dal"dal GdR alla scrittura di un libro". Ho però realizzato di aver stupidamente tradotto la seconda parte della guida, non notando che tra essa e l'introduzione c'era una cosina chiamata "capitolo 1".
Le soluzioni erano due: potevo postarla ugualmente fingendo di aver già postato anche la prima parte, e accusando voi lettori furboni di non essere stati attenti. Sarebbe stato uno scherzo già visto, però, di certo ricordato da chi anni fa ha rotto l'anima a tutti gli edicolanti del suo paesello reclamando a gran voce il mitico, inesistente numero zerobarrauno di un certo fumetto.
Odio essere banale, quindi ho deciso di ricorrere all'alternativa numero due, consistente nel narrare l'Evento che mi ha cambiato la Vita: il mio primo incontro con una Vera Scrittrice™.


La comunicazione giunse a scuola, totalmente inaspettata.
"Assemblea nelle ultime due ore di lezione". Assemblea su cosa? Nessuno lo sapeva, nè la cosa pareva avere rilevanza. Un'assemblea ha l'unico scopo di far saltare ore di lezione, e quando a venir schivate sono due ore di matematica uno non può far altro che chinare la testa, ringraziare in silenzio una divinità a piacere e non fare domande.
Appena entrati nel nostro sgabuzzino di Aula Magna, notiamo immediatamente una signorina con orecchie da gatto in testa, intenta a chiaccherare con alcuni docenti. "Ex studentessa venuta a salutare dei prof", fu il mio primo pensiero. La fiera del fumetto si svolgeva in quei giorni, le orecchiette miciose erano così giustificabili.
Poi inizia l'assemblea e il presentatore, con l'entusiasmo di chi è costretto a leggere ad alta voce una lista della spesa, ci informa che mrs. neko è una giovane Vera Scrittrice™, la cui opera di esordio 70 acrilico, 30 lana sta partecipando con successo a importanti premi letterari.
So benissimo che il liceo artistico è composto per la maggior parte di freaks, ma forse la signorinella ha un filo esagerato nel cercare di integrarsi con l'ambiente.

Una loli neko. Così, tanto per gradire.

Il presentatore continua a fare (male) il suo lavoro e, tra un balbettio e l'altro, riesco a capire qualcosa della trama del libro: parla di una ragazza che vive a Londra insieme alla madre, che dalla morte del marito (schiattato in un incidente d'auto insieme all'amante) è andata un poco fuori di testa. Non parla più, ha perso la voglia di vivere, e gira per casa fotografando buchi, da quelli dei maglioni alle tane delle tarme sull'assito.La protagonista, d'altro canto, passa la giornata facendo l'emo, "decapitando fiori", tagliando e ricucendo vestiti come una novella dottoressa Frankenstein del tessuto. La sua vita triste ed emo viene ravvivata dall'incontro con un ragazzo cinese che si offre di insegnarle la sua lingua. Tra i due sboccia l'amore, blablablabla.
Potrebbe anche sembrarmi vagamente interessante, se non fosse che l'autrice vive anch'ella a Londra e studia, guarda caso, lingue orientali. Le self-insertion mi fanno storcere il naso. Sono spesso un segno di inesperienza, specie se corredate, come in questo caso, da una prosa in prima persona, spesso preferita rispetto alla terza per via di una sua presunta maggior semplicità. Ma mai giudicare il libro dalla copertina, no? Prima di iniziare a sparare insulti davvero cattivi, dunque, attendo che giunga il momento della lettura di uno stralcio del libro.

"Parole che pugnalano la pagina" aveva detto il presentatore, descrivendo lo stile di questa ragazza. Metafora quantomai inesatta, dato che quelle frasi han pugnalato, più che pezzi di carta, il mio povero cuoricino da imbrattacarte.
Non rammento abbastanza bene il brano letto per poterlo citare, nè saprei dove andare a cercarmi un estratto. Ricordo però abbondanza di avverbi, cambi di PoV improvvisi, pretenzioso utilizzo di paroloni forbiti. Ricordo soprattutto una melassa di metafore malriuscite, roba capace persino di superare le metafore sgangherate dei libri di Aldiss.
(Ricordatemi di postare una raccolta di metafore di Aldiss, un giorno. Meritano alquanto.)

La risata isterica scatta durante lettura di un secondo brano, in cui il [Sesso stile Ikea] viene portato come scelta stilistica. Non rimembro esattamente la scena, ma era qualcosa del tipo "Lui le aprì le gambe con decisione. Apertura sportello, prego inserire carico da lavare. Rotolarono appassionatamente sulla sabbia, avvinghiati l'uno all'altra... inizio fase centrifugazione." Una scena idilliaca illuminata da un sole "dorato come un petto di pollo", che illumina il corpo di lui dalle movenze "simili a quelle di Paperino".

È o non è un'icona di sensualità?

 Nulla contro il flusso di coscienza visceralmente intriso di metafore, sia chiaro, è una tecnicha che talvolta utilizzo anch'io. Ma un conto è farne una scelta stilistica consapevole, un altro riempire la pagina di immagini il più possibili forti e bizarre al solo scopo di impressionare il lettore con la profondità dei propri pensieri.
Impossibile giudicare un libro basandosi su un paio di pagine, ma i due brani letti a pelle mi hanno lasciato una brutta impressione; come se quello dell'autrice fosse una montatura, uno stile costruito ad arte per sembrare ggiovane e profondo. Un impiastro pesante, forma che intralcia il contenuto a discapito della leggibilità.
Mentre io mi perdo in questi profondissimi ponderamenti, il presentatore dell'opera continua a insultare la lingua italiana e il nostro buonsenso, informandoci di come la metafora della fossa spesso ripetuta nel libro faccia riferimento al sesso.
"Però nel libro non c'è scritto chiaramente, perché è una metafora".
Facepalm.

Giunge il momento delle domande del pubblico. Sono la prima a domandare il microfono, una trollface stampata sul volto.
"Cosa l'ha spinta a scrivere un libro?" domando io "E come si è approcciata alla scrittura? Ha letto dei manuali, si è documentata prima, o ha scritto tutto così, di getto?"
Il modo in cui ho calcato la voce sulla parte del "leggere manuali" è del tutto casuale.
"Beh, io scrivo da quando avevo 5 anni." mi risponde l'autrice.
Silenzio.
Fine della risposta.
Delusa? Molto. Ma non mi arrendo, e dopo un giro di domande il microfono torna nuovamente tra le mie zampacce.
"Dato che lei ha una così grande esperienza, può dare dei consigli a chi voglia cimentarsi nell'arte della scrittura? ^___^"
Ammetto che mi ero aspettata un discorso sconclusionato in stile Strazzulla, qualcosa sullo scrivere a forza di risate e starnuti. Invece si è limitata a manfrine sullo scrivere con passione, pensare ai lettori e cose così.
Lezioncine che paiono esserle state cacciate in bocca dal suo editor. O forse da mamma e papà, rispettivamente giornalista e prof di letteratura. Cosa che sempre aiuta in italia, quando vuoi pubblicare qualcosa.

Ma è poi così brutto questo libro, alla fine?
Non ne ho idea. Magari mi piacerebbe pure, se decidessi di dargli una possibilità.
Il fatto è, la presentazione dell'opera non mi ha invogliato a leggerlo, proprio per nulla. Mi è parsa un'opera finta, un caso letterario montato ad arte. L'esperienza mi ha dato fiducia in me stessa in compenso, ha colmato il mio essere di speranzosi pensieri stile "se ce l'ha fatta anche lei, e scrivendo così, posso farcela anch'io".
Peccato solo che io non abbia una madre giornalista.

4 commenti:

  1. Invidio il fatto che situazioni simili ti tirino su di morale. Per quanto riguarda il mio, di morale, contribuiscono ad abbatterlo a picconate. Il mio pensiero è una cosa tipo "se nelle librerie c'è posto per roba del genere, allora non ce ne sarà mai abbastanza per qualcosa di decente".
    Solo l'editoria digitale ci salverà. Spero.

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  2. Pubblico questo commento soltanto per mettere nero su bianco la mia stima nei tuoi confronti, perché non soltanto si è costruito un fenomeno su questa mediocre creatura letteraria, ma - ed è la cosa che fa più rabbia - sulla stampa in cartaceo e digitale non si riesce proprio a trovare un giudizio più freddo, se non una critica aperta. Questo romanzo e quest'autrice sembrano vivere in una bolla di consenso costruito. Sappiamo tutti perché.
    Dunque, da sconosciuto a sconosciuto: grazie.

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  3. Ciao, io ho letto il romanzo, non lo considero un capolavoro ma ci sono molti spunti interessanti, sicuramente ha più valore di molte opere che negli ultimi anni hanno vinto autorevoli premi letterari dedicati agli emergenti. Viola di Grado ha talento, dovresti leggere l'opera, non si può parlare di un libro guardandone la copertina nè assistendo alla presentazione. Potrebbe piacerti.

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  4. Ma è mai possibile che l'invidia faccia dire cose così?

    "Mi è parsa un'opera finta, un caso letterario montato ad arte. L'esperienza mi ha dato fiducia in me stessa in compenso, ha colmato il mio essere di speranzosi pensieri stile "se ce l'ha fatta anche lei, e scrivendo così, posso farcela anch'io"."

    Provaci!!

    Questo libro ha qualche difetto magari... ma si distacca talmente dal piattume che c'è in giro che merita il successo..

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