mercoledì 28 settembre 2011

Guida ai manuali di scrittura

Siete una di quelle persone che anziché affidarsi a risate e starnuti [cit.] preferiscono imparare a scrivere con metodo?
Iniziate con qualche bel manualone, allora. 
Di manuali ne girano fin troppi, e non tutti sono meritevoli di lettura. Per questo ho deciso difare delle mini-recensioni di quelli che ho letto io, sperando che tornino utili a qualcuno.
Anziché usare voti numerici, mi affiderò ad un comodo sistema a semaforo:

Ben scritto, interessante, utile. Da leggere assolutamente.
Interessante, ma non essenziale. Leggetelo se proprio volete approfondire l'argomento.
Schifo, orrore e tristezza. Non buttate il vostro tempo, non ne vale la pena.

I libri sono ordinati per categoria, partendo in ordine alfabetico da quelli con voto verde a quelli rossi.

Un suggerimento: spaziate nelle vostre letture, non concentratevi sui manuali relativi al vostro "genere".
I manuali di cinema, in particolari, fanno bene a chi scrive narrativa: gli sceneggiatori per il grande schermo sono molto pragmatici e organizzati nella stesura della trama; cosa spesso sottovalutata dagli scrittori di prosa, che tendono più spesso a scrivere di getto e sistemare la struttura poi.
I manuali di cinema vanno bene anche per chi si interessa di fumetto, perché i due tipi di sceneggiatura sono simili nel formato (e perché di manuali per fumettisti ce ne sono proprio pochini).

Se poi qualcuno vuole suggerire o sconsigliare qualche manuale, ben venga. Se è disposto anche a spiegare in due righe perché consiglierebbe o meno il mauale X, ancora meglio.


STORYTELLING E PERSONAGGI

Story
Di Robert McKee
Disponibilità: ENG, ITA
Il libro di sceneggiatura. Non snobbatelo perché si rivolge agli scrittori di cinema: se l'ho messo nella sezione generale, è perché i principi di cui parla si applicano a ogni tipo di narrativa.
Dopo una lunga parte introduttiva (e un po'noiosa) sulla natura delle storie, il libro inizia a parlare della struttura delle storie, dalla semplice struttura ai tre atti ad archi narrativi, sottotrame e storie non lineari.
 Tantissimi gli esempi, con sceneggiature di film famosi che vengono smontate e analizzate battuta per battuta.
 Consigliato?
Assolutamente sì, e non solo per gli scrittori di cinema.

Characters & Viewpoint
Di Orson Scott Card
Disponibilità: ENG
La prima parte del manuale contiene consigli estremamente generici. Mi ha innervosito molto perché Orson spesso cita film o libri famosi ("un finale come quello del film taldeitali funziona molto bene"), ma senza elaborare il discorso. Se io quel tal film non l'ho visto, da quell'esempio io non imparo nulla.
La parte finale sul punto di vista è molto più interessante, ma il libro pare interrompersi sul più bello. Spiega bei concetti di base, ti aspetti che si passi allo sfruttarli in maniera "avanzata" e invece niente, il libro finisce.
Consigliato?
Non credo valga la pena comprarlo per leggere giusto i 2-3capitoli finali. Al massimo, fate i pirati.


Create a character clinic
Di Holli Lisle
Disponibilità: ENG
Dovevo capirlo dalla copertina scrausa col font in Papirus, che sarebbe stato un libro brutto. Ho voluto comunque sprecare mezz'ora del mio tempo per assicurarmene, e ora posso confermarvi al 100% che sì, è un pessimo libro che merita a stento la definizione di "manuale". Questa... Cosa vi suggerisce di creare i vostri personaggi compilando odiosissime schede contenenti dozzilioni di domande, e per ognuna di esse vi dà suggerimenti riassumibili in "usate il buonsenso".
Ne sentite davvero il bisogno?
 Consigliato?
Per carità, no. Se proprio siete dei feticisti dei character sheet andate su [Deviantart], lì ne potete trovate di ottimi da compilare.


SCRIVERE NARRATIVA

How to write a damn good novel
Di James N. Frey
Disponibilità: ENG
Il titolo, diciamocelo, è una schifezza. A giudicarlo dalla copertina parrebbe uno di quei libri falsissimi che promettono miracoli, opere del calibro di "allunga il tuo pene con questi semplici esercizi!"
Non ci credevo neppure io quando ho iniziato a leggerlo, eppure è un ottimo manuale. Va subito al sodo, evitando ogni discorso fuffoso circa l'arte dello scrivere e dando invece consigli sensati. Ho apprezzato molto il capitolo sulla gestione dei punti di vista e quello riguardante la premessa basilare di una storia, è un discorso interessante che non ho visto trattato in altri manuali.
È scritto in maniera sintetica e chiara, senza inutili orpelli stilistici, e lo stile dell'autore strappa più di un sorriso.  
Consigliato?
Assolutamente sì. Un libro semplice, ottimo per chi è totalmente a digiuno di teoria narrativa.

How to write a damn good novel II
Di James N. Frey
Disponibilità: ENG
Seguito del manuale recensito qua sopra che amplia, corregge e precisa quel che è stato detto nel prequel, e introduce degli argomenti "avanzati" per gli imbrattacarte che già hanno una certa domestichezza col mestiere (leggasi: per chi ha letto il primo volume). Si parla di come aiutare il lettore a immedesimarsi nei personaggi, di creare della suspance, della costruzione di un primo capitolo avvincente, e tante altre cose interessanti che raramente ho visto venir trattare in maniera tanto approfondita.
Consigliato?
Fuck yeah.

Self-Editing for fiction writers
Di Renny Browne & Dave King
Disponibilità: ENG
Un manuale scritto da editing professionisti che vi spiega tutto ciò che è necessario sapere sul come affinare il vostro stile narrativo. Si occupa interamente della forma, parlando di show, don't tell, di dialoghi, di grammatica, punti di vista e altre cose tecniche. Ogni spiegazione è corredata da tonnellate di esempi, e  ci sono anche gli esercizi da fare al termine di ogni capitolo.
 Praticamente essenziale se volete editarvi qualcosa da soli, o migliorare il vostro stile in generale.
 Consigliato?
Fuck yeah!

How to write a damn good mistery
Di James N. Frey
Disponibilità: ENG
Enorme delusione.
Il caro signor Frey sembra aver ormai finito le cose da dire; pare rendersene conto egli stesso, visto il modo in cui continua a consigliare ogni due pagine la lettura delle sue opere precedenti. Il libro dovrebbe insegnare a scrivere un buon giallo attraverso il metodo del "prima facciamo una scaletta della trama e poi la scriviamo", ma la trama-esempio che propone, e che occupa buona parte del libro, è decisamente insulsa. Non sono riuscita a finirlo causa noia cosmica.
Consigliato?
Assolutamente no, è un libro inutile.

L'unico buon consiglio che vi ho trovato scritto è il seguente: prima di iniziare con la stesura del libro, scrivete un paio di scene casuali (pagine di diario, interviste ecc.) dal punto di vista di ogni vostro personaggio, in modo da prendere confidenza  con loro.
Ora che lo sapete, potete passare oltre.

Lo scrittore di Buon Senso
Di Chiara Prezzavento
Disponibilità: ITA, scaricabile gratuitamente qui
Chiamarlo "manuale" è un po'esagerato, anche a detta dell'autrice. È più corretto definirlo un aiutino, una lista di consigli e rimuginamenti sull'arte dello scrivere che possono dare qualche spunto utile, ma nulla di più. C'è qualche errore di battitura qua e là, ma nel complesso il testo scorre bene.
Consigliato?
Se proprio non avete il tempo e/o voglia di leggere manuali, dare un'occhiata a questo pdf è meglio che nulla.

World Painting
Di Rebecca McClanahan
Disponibilità: ENG
Un manuale tutto basato su quella cosa rognosa che è il descrivere le cose. Cioè no, ma voi fingete che sia così ed evitate pure la seconda parte del libro, imperniata invece su consigli di scrittura più generici e meglio trattati in altri manuali. La prima parte di questo Word Painting invece dà consigli sul come migliorare le vostre capacità descrittive, ed è tutta roba buona. Spiega a quali dettagli dar rilevanza, come sia meglio unire azione e descrizione e soprattutto, fa notare al lettore come sia cosa buona e giusta descrivere tutto, senza limitarsi ai soli stimoli visivi.
L'autrice è una poetessa. Ciò significa che il suo stile è un po'frufru, tutto delicato ed evocativo e carino, ma nel complesso è sopportabile.
Consigliato?
A metà. La prima parte, quella sulle descrizioni, è fatta bene. La seconda, in cui si parla di scrittura in generale, è talmente noiosa e scontata che francamente non sono riuscita a concluderne la lettura.

Writing Fantasy & Science Fiction
Di Lisa Tuttle
Disponibilità:ENG
Manuale che si compone di una prima parte mediocre, piena di sommarie lezioncine sulla scrittura. Le solite manfrine su punti di vista, sullo show, don't tell e via dicendo. Dovrebbe parlare principalmente della creazione di opere fantasy e sci-fi, ma i consigli che dà sono piuttosto ovvi e scontati. Nulla a cui non si possa arrivare da soli grazie alla propria materia grigia, insomma.
Nella seconda parte invece si parla di pubblicazione, agenti, editing, e tutto quel che viene quando è il momento di vendere l'opera.
Interessanti le interviste agli editor di importanti riviste e case editrici, ma troppo ristrette al mercato librario usa e americano per essere davvero utili a noi.
Consigliato?
Insomma. Può essere interessante per gli amanti del genere, ma va letto più per curiosità che per speranza di impararci qualcosa. Credo sarebbe utile anche a chi volesse scrivere della fantascienza senza aver mai letto nulla sull'argomento, per farsi un'infarinatura generale.

On Writing
Di Stephen King
Disponibilità: ITA, ENG
Trovo offensivo per il genere catalogare questo libro come "manuale di scrittura", e ci tengo a inserirlo in lista solo per specificare che non lo è: per tre quarti del libro il signor King ci parla della sua vita e del suo rapporto con la scrittura, mentre nel restante quarto ci spiega il suo metodo di scrittura. Sono consigli che passano dallo scontato al dannoso, propinati con una nonchalance che mi ha fatto sinceramente innervosire. Se volete capire perché il signor King faccia sempre gli stessi errori di romanzo in romanzo, leggetevi la spiegazione del suo metodo di lavoro in On Writing e vi saranno chiare molte cose.
Consigliato?
Come rito di passaggio, al massimo: se leggendolo capite come e perché il metodo di scrittura di King sia fallato, allora significa che non siete più scrittori bruchini, e presto diventerete bellizzime farfale.


SCRIVERE FUMETTI

Writing for comics & graphic novels
Di Peter David
Disponibilità: ENG
Il titolo è menzognero: Peter David parla sì di fumetti, ma solo del genere che meglio conosce: supereroi.
 Un manuale estremamente informale, che parla del suo approccio personale alla scrittura più che dare consigli generali. David è bravo nella caratterizzazione dei personaggi, e infatti i capitoli dedicati ad essi sono tra i migliori del libro.
 Consigliato?
Lo consiglierei solo ai fan dell'autore, ma vista la scarsità di manuali sul fumetto potrebbe interessare anche ad altri. Di meglio, purtroppo, poco si trova.


SCRIVERE PER IL CINEMA

Save the cat!
Di Blake Synder
Disponibilità: ENG
Un libro molto pratico di uno sceneggiatore di film per famiglie. Ha un metodo fin troppo formulaico che lui stesso non consiglia di seguire, ma mi piace il rigore con cui organizza le proprie trame.
Tanti buoni consigli che si applicano anche ai romanzi. La parte finale invece è più personale, e spiega come sia stato per lui vivere come sceneggiatore a Hollywood. Inutile, ma interessante.
 Consigliato?
Solo alle persone con già una certa esperienza, che sappiano distinguere i buoni consigli dalle boiate.


SITI INTERESSANTI SULLA SCRITTURA

Il corso di Fabio Bonifacci [ITA]
Bonifacci è un onesto scrittore e sceneggiatore italiano, che tiene un corso di scrittura molto interessante e del tutto gratuito. Non sarà completo quanto un manuale vero e proprio, ma dice cose sensate e schifo da leggere non fa.

Limyael's Fantasy Rant [ENG]
Una lunga, esilarante serie di post in cui l'autrice esamina con puntiglio tutti i cliché tipici del genere fantasy. Sono utilissimi spunti di riflessione per chiunque intenda lavorare sul genere.

Motivation for moving beyond your writing habits [ENG]

Interessante tumblr sulla scrittura. Rant, incoraggiamenti, documentazione, tutorial, consigli assortiti.

martedì 27 settembre 2011

70 acrilico, 30 lana, 100% fuffa

Oggi pensavo di postare la seconda parte della guida dal"dal GdR alla scrittura di un libro". Ho però realizzato di aver stupidamente tradotto la seconda parte della guida, non notando che tra essa e l'introduzione c'era una cosina chiamata "capitolo 1".
Le soluzioni erano due: potevo postarla ugualmente fingendo di aver già postato anche la prima parte, e accusando voi lettori furboni di non essere stati attenti. Sarebbe stato uno scherzo già visto, però, di certo ricordato da chi anni fa ha rotto l'anima a tutti gli edicolanti del suo paesello reclamando a gran voce il mitico, inesistente numero zerobarrauno di un certo fumetto.
Odio essere banale, quindi ho deciso di ricorrere all'alternativa numero due, consistente nel narrare l'Evento che mi ha cambiato la Vita: il mio primo incontro con una Vera Scrittrice™.


La comunicazione giunse a scuola, totalmente inaspettata.
"Assemblea nelle ultime due ore di lezione". Assemblea su cosa? Nessuno lo sapeva, nè la cosa pareva avere rilevanza. Un'assemblea ha l'unico scopo di far saltare ore di lezione, e quando a venir schivate sono due ore di matematica uno non può far altro che chinare la testa, ringraziare in silenzio una divinità a piacere e non fare domande.
Appena entrati nel nostro sgabuzzino di Aula Magna, notiamo immediatamente una signorina con orecchie da gatto in testa, intenta a chiaccherare con alcuni docenti. "Ex studentessa venuta a salutare dei prof", fu il mio primo pensiero. La fiera del fumetto si svolgeva in quei giorni, le orecchiette miciose erano così giustificabili.
Poi inizia l'assemblea e il presentatore, con l'entusiasmo di chi è costretto a leggere ad alta voce una lista della spesa, ci informa che mrs. neko è una giovane Vera Scrittrice™, la cui opera di esordio 70 acrilico, 30 lana sta partecipando con successo a importanti premi letterari.
So benissimo che il liceo artistico è composto per la maggior parte di freaks, ma forse la signorinella ha un filo esagerato nel cercare di integrarsi con l'ambiente.

Una loli neko. Così, tanto per gradire.

Il presentatore continua a fare (male) il suo lavoro e, tra un balbettio e l'altro, riesco a capire qualcosa della trama del libro: parla di una ragazza che vive a Londra insieme alla madre, che dalla morte del marito (schiattato in un incidente d'auto insieme all'amante) è andata un poco fuori di testa. Non parla più, ha perso la voglia di vivere, e gira per casa fotografando buchi, da quelli dei maglioni alle tane delle tarme sull'assito.La protagonista, d'altro canto, passa la giornata facendo l'emo, "decapitando fiori", tagliando e ricucendo vestiti come una novella dottoressa Frankenstein del tessuto. La sua vita triste ed emo viene ravvivata dall'incontro con un ragazzo cinese che si offre di insegnarle la sua lingua. Tra i due sboccia l'amore, blablablabla.
Potrebbe anche sembrarmi vagamente interessante, se non fosse che l'autrice vive anch'ella a Londra e studia, guarda caso, lingue orientali. Le self-insertion mi fanno storcere il naso. Sono spesso un segno di inesperienza, specie se corredate, come in questo caso, da una prosa in prima persona, spesso preferita rispetto alla terza per via di una sua presunta maggior semplicità. Ma mai giudicare il libro dalla copertina, no? Prima di iniziare a sparare insulti davvero cattivi, dunque, attendo che giunga il momento della lettura di uno stralcio del libro.

"Parole che pugnalano la pagina" aveva detto il presentatore, descrivendo lo stile di questa ragazza. Metafora quantomai inesatta, dato che quelle frasi han pugnalato, più che pezzi di carta, il mio povero cuoricino da imbrattacarte.
Non rammento abbastanza bene il brano letto per poterlo citare, nè saprei dove andare a cercarmi un estratto. Ricordo però abbondanza di avverbi, cambi di PoV improvvisi, pretenzioso utilizzo di paroloni forbiti. Ricordo soprattutto una melassa di metafore malriuscite, roba capace persino di superare le metafore sgangherate dei libri di Aldiss.
(Ricordatemi di postare una raccolta di metafore di Aldiss, un giorno. Meritano alquanto.)

La risata isterica scatta durante lettura di un secondo brano, in cui il [Sesso stile Ikea] viene portato come scelta stilistica. Non rimembro esattamente la scena, ma era qualcosa del tipo "Lui le aprì le gambe con decisione. Apertura sportello, prego inserire carico da lavare. Rotolarono appassionatamente sulla sabbia, avvinghiati l'uno all'altra... inizio fase centrifugazione." Una scena idilliaca illuminata da un sole "dorato come un petto di pollo", che illumina il corpo di lui dalle movenze "simili a quelle di Paperino".

È o non è un'icona di sensualità?

 Nulla contro il flusso di coscienza visceralmente intriso di metafore, sia chiaro, è una tecnicha che talvolta utilizzo anch'io. Ma un conto è farne una scelta stilistica consapevole, un altro riempire la pagina di immagini il più possibili forti e bizarre al solo scopo di impressionare il lettore con la profondità dei propri pensieri.
Impossibile giudicare un libro basandosi su un paio di pagine, ma i due brani letti a pelle mi hanno lasciato una brutta impressione; come se quello dell'autrice fosse una montatura, uno stile costruito ad arte per sembrare ggiovane e profondo. Un impiastro pesante, forma che intralcia il contenuto a discapito della leggibilità.
Mentre io mi perdo in questi profondissimi ponderamenti, il presentatore dell'opera continua a insultare la lingua italiana e il nostro buonsenso, informandoci di come la metafora della fossa spesso ripetuta nel libro faccia riferimento al sesso.
"Però nel libro non c'è scritto chiaramente, perché è una metafora".
Facepalm.

Giunge il momento delle domande del pubblico. Sono la prima a domandare il microfono, una trollface stampata sul volto.
"Cosa l'ha spinta a scrivere un libro?" domando io "E come si è approcciata alla scrittura? Ha letto dei manuali, si è documentata prima, o ha scritto tutto così, di getto?"
Il modo in cui ho calcato la voce sulla parte del "leggere manuali" è del tutto casuale.
"Beh, io scrivo da quando avevo 5 anni." mi risponde l'autrice.
Silenzio.
Fine della risposta.
Delusa? Molto. Ma non mi arrendo, e dopo un giro di domande il microfono torna nuovamente tra le mie zampacce.
"Dato che lei ha una così grande esperienza, può dare dei consigli a chi voglia cimentarsi nell'arte della scrittura? ^___^"
Ammetto che mi ero aspettata un discorso sconclusionato in stile Strazzulla, qualcosa sullo scrivere a forza di risate e starnuti. Invece si è limitata a manfrine sullo scrivere con passione, pensare ai lettori e cose così.
Lezioncine che paiono esserle state cacciate in bocca dal suo editor. O forse da mamma e papà, rispettivamente giornalista e prof di letteratura. Cosa che sempre aiuta in italia, quando vuoi pubblicare qualcosa.

Ma è poi così brutto questo libro, alla fine?
Non ne ho idea. Magari mi piacerebbe pure, se decidessi di dargli una possibilità.
Il fatto è, la presentazione dell'opera non mi ha invogliato a leggerlo, proprio per nulla. Mi è parsa un'opera finta, un caso letterario montato ad arte. L'esperienza mi ha dato fiducia in me stessa in compenso, ha colmato il mio essere di speranzosi pensieri stile "se ce l'ha fatta anche lei, e scrivendo così, posso farcela anch'io".
Peccato solo che io non abbia una madre giornalista.

lunedì 26 settembre 2011

Perle di gidierresca idiozia II - Mangiare occhi che cadono

Altra puntata della rubrica a cadenza rigorosamente casuale dedicata alle peggiori svarionate lette in anni di gdr via forum. Quest'oggi ci occuperemo di descrizioni fisiche, croce e delizia di ogni gdrista che si rispetti.
Ora, quando si tratta di compilare il suddetto campo di una scheda, i giocatori si dividono in tre categorie:
  • Coloro che riempono paginoni di Word esaltando la bellezza della propria creatura, parlando dei suoi capelli color del grano e degli occhi paragonabili a *inserire qui il nome di una pietra preziosa casuale* . Descrivono ogni particolare minuziosamente, arrivando ad allegare persino una mappa dei nei/foruncoli/cicatrici del personaggio.
  • Quelli che ritengono che descrivere un personaggio sia perfettamente inutile, quando hai schiaffato una bella immagine a inizio scheda. Due righe in croce giusto per accontentare i correttori di schede e via, prossimo campo.
  • Coloro che scrivono il giusto. Descrivono i pregi che le imperfezioni fisiche del loro alter-ego, senza esagerare.
Le prime due categorie sono particolarmente interessanti, specie quando al loro atteggiamento si uniscono inesperienza, povertà grammaticale e un inappropriato utilizzo del lessico. Totalmente assente in loro, invece, quella vocina nella testa che dovrebbe sussurrare a ogni gdrista "rilleggi quel che hai scritto, rileggilooooo".
Ecco quindi qualche stafalcione opera dei signorini delle categorie uno e due, per la gioia di ogni masochista col pallino della lettura.

Descrizione Fisica:Magro e alto su un 1 metro e 64/65. Non è un grande fan del mangiare ed è per questo che è magro. A volte si scoprono dei lividi che non si conosce la provenienza
Immaginatevi questi lividi, queste macchie violacee con il fagottino in spalla che giungono nelle lande delle Gambe di Pg X e lì decidono di accamparsi.Stanchi, affamati ed esausti, si coricano sulla distesa rosata, macchiandola di scuro. Dormono per qualche giorno, recuperano le forze. Poi i nomadi riprendono il loro cammino, alla ricerca di nuovi dermi da conquistare.
La loro provenienza è misteriosa, così come la loro prossima meta. Forse la loro prossima casa saranno le tue gambe...

I suoi occhi sono buoni come il pane e neri con delle striscie blu cielo
Intende dire che i suoi bulbi oculari hanno un sapore migliore della media? L'autore della scheda ha fatto degli assaggi per accertarsene?
Inquietante.

Descrizione Fisica: è fatto di gomma e ha lo sharingan, è bello e ha i capelli neri che gli piovono sul volto! lui è molto bello e le donne cadono ai suoi occhi!

Secondo me cadono a livello dei suoi occhi per cercare di mangiarglieli, perché anche lui li ha buoni come il pane.

Descrizione:: Il guerriero ignoto è vestito sempre è comunque con un mantello di color marrone,tale tonalità cambia in base alle variazioni di luce,arrivando a un marrone chiaro/scuro e le sue tonalità...
ha dei strani segni incavati sul dorso del mantello,che appaiono inspiegabilmente indefiniti,come sfocati,a persone che il guerriero definisce non ancora degne di conoscerle...
il volto,cosi come la maggior parte del corpo frontale,risulta essere totalmente coperto dall'ombra,impedendo di vederne il viso e capirne al 100% il fisico,risultando piuttosto misterioso...
indossa dei guanti più simili a un'ottava pelle che altro,e il colore del suo vestiario rimane prevalentemente marrone...
 Vi è sfuggito qualcosa? Facciamo un rapido riassunto delle sue pelli:
Prima pelle: il derma.
Seconda pelle: un velo di maionese uniformemente spalmata sul corpo, per far risaltare il colore dell'incarnato.
Terza pelle: Coltre di non-luce da applicare sul volto per renderlo indistinto, nascosto dalle tenebre. Poiché un vero incanto di oscuramento costava troppo, il nostro prode si è accontentato di una calza da infilarsi in testa.
Una calza marrone.
Quarta pelle: completo intimo leopardato. Color marrone, con le macchie di un marrone più scuro.
Quinta pelle: maglia e pantaloni ottenuti con la stoffa del saio di un frate cappuccino comprato a metà prezzo. Sono marroni.
Sesta pelle: Una cotta di maglia fatta con il cartoncino, ergo marrone.
Settima pelle: Il mantello. Un tempo era verde, ma dopo uno scroscio di pioggia acida e una scivolata nel fango il tessuto è diventato marrone, e si è riempito di quei segni incavati altresì chiamati Buchi.
Ottava pelle: i guanti. Marroni.

domenica 25 settembre 2011

Recensione - Stiff (Libro)

Se anche tra i vostri hobby figura il rovinare i pasti degli amici raccontando aneddoti schifosi mentre loro si strafogano beatamente di pizza, allora vi consiglio la lettura di Stiff: The Curious Lives of Human Cadavers.


Se si parla di  gente morta, uno è solito immaginarsi il solito corpicino bianchiccio steso su un tavolo da autopsie, visione abituale per chiunque telespettatore di C.S.I. o Dr. House. Invece i cadaveri possono avere un'agenda di impegni più fitta di quella di un'avvocato all'ultimo grido, e la loro routine giornaliera è molto più interessante del pellegrinare da un'aula di tribunale all'altra dei legali.
 Le loro giornate prevedono il  guidare una macchina durante un crash test, ad esempio, o il venir polverizzati e impiegati come sostanze medicinali. Vengono fatti esplodere, crivellati dai proiettili, divorati, disciolti nella lisciva. Talvolta trovano il tempo per rilassarsi in una bara, o prendere il sole in una body farm.
Attenta osservatrice di queste attività mortifere è l'autrice, una persona assai simpatica nello scrivere. Riesce ad essere esaustiva e al contempo delicata, sa fare dell'ironia senza scadere in battute di dubbio gusto. Il suo è il punto di vista di una persona normale (anche se dallo stomaco decisamente robusto), che si approccia alla morte con curiosità e un po'di schifo, e cerca di narrare le sue esperienze senza disgustare troppo i lettori più fifoncelli. Ha uno stile piacevolissimo, ed è solita infarcire i suoi scritti di note talmente bizzarre da sembrar prese di peso da un libro da Pratchett.
Ride e scherza, la signora Roach, ma prende il suo lavoro con serietà. Ho trovato il libro molto esaustivo, e la sua ampia bibliografia ha provveduto a soddisfare ogni altra mia curiosità sulle orrendaggini qui narrate. Ora posso cercare di farmi vomitare in faccia dai compagni di scuola mentre spiego loro come funziona nel dettaglio il processo decompositivo dei tessuti umani, e ciò mi rende immensamente felice. Certi hanno iniziato a darmi della satanista, ma è una reputazione che mi porto appresso quando feci loro credere che il mio ciondolo di D.Gray-Man fosse un simbolo satanico, indi...

Consiglieresti questo libro?
Yep. Ne consiglio la lettura a chi ha un certo gusto per il macabro, a chi vuole imparare cose bizzarre, o a chi voglia sentirsi un po'rassicurato circa quel che gli accadrà dopo la morte. La vita di un cadavere, in fondo, non è poi tanto male.


Reperibilità?
Il libro è interamente in lingua inglese. Il linguaggio è semplice, colloquiale, e non dovrebbe dar problemi a chi ha basilari conoscenze del britannico idioma. L'ebook si trova facilmente in giro, sia tramite amazon che su siti meno legali.

sabato 10 settembre 2011

Perle di gidierresca idiozia I - Tegole giganti che incombono sul mondo

Volevo parlare del libro che ho finito di leggere un paio di giorni fa.Volevo parlare di coniglietti, di pietre Bezoar e di foto scattate ai morti. Tre idee, altrettanti post incompiuti che attualmente vegetano nei meandri del mio HD.
La voglia di scrivere latita, in questi giorni.Ho dunque deciso di riempire qualche post condividendo col mondo il contenuto di una particolare cartella che troneggia sul mio desktop. Essa racchiude le più folli, assurde, insensate e sgangherate perle di italiano che mi sia capitato di leggere durante la mia lunga carriera come correttrice di schede in forum gdr assortiti. Piccoli testi deliziosamente idioti su cui ridere per non piangere, che ti spingono a chiederti per quale masochistico motivo tu abbia deciso di svolgere un compito simile.
Ho modificato i nomi e i riferimenti da cui queste opere provengono, un po'per privacy, un po'perché non se lo meritano. Lungi da me voler sfottere gli autori di questi scritti, siamo stati tutti giovani e inesperti. Ridiamoci sopra, che fa bene a tutti.

Vorrei iniziare con un grande classico. Il background di un personaggio che finisco per copiaincollare regolarmente a chiunque mi chieda com'è fare lo staffer, correggere le schede, gestire un forum e tutte queste cose qua.
Poche righe per comprendere che il lavoro di uno staffer è innanzitutto sofferenza.
A voi.
Razakel è cresciuto nelle fredde regioni del nord, cacciando (con armi decisamente fuori luogo, tipo mitragliatori che ha costruito da solo) per sopravvivere e abituato fin da piccolo a lottare per sopravvivere, continua così la sua vita finchè non gli arriva la notizia del perciolo che incombe sul globo, decide di viaggire fino all'accademia militare per arruolarsi.
Nella mia mente, la parola perciolo ha assunto l'analogo significato della parola pergolo. E poiché la mia mente è ignorante, la parola pergolo era per me sinonimo di tegola.
Se il prezzo dell'ignoranza è la possibilità di immaginarsi questa ciclopica tegola rossiccia che ondeggia pericolosamente sul tettuccio della casa chiamata Universo, minacciando alla minima folata di schiantarsi su un pianeta terra grande quanto una palla da tennis abbandonata in giardino da un bimbo, allora io amo restare ignorante.

Secondo background. Così, tanto per gradire.

Jack nacque a Baron i suoi genitori non lo volevano neppure però non avevano i soldi per un aborto così lo tennero fino all'età di 6 anni poi lo abbandonarono a 9 anni per guadagnare soldi divenne un bambino soldato
finché non si stanco dello schifo che faceva la sua vita e così divenne un cacciatore di teste ,ironia della sorte gli fu commissionato di fare fuori un uomo scomodo alla società ovvero suo padre Jack a fare ciò non provò nulla la lama calda si infilo nella giugulare del padre che gemette prima di accasciarsi al suolo in una pozza di sangue.
L' anno successivo avvenne quella che gli storici hanno definito fusione Jack non se ne curò di quest' "evento epocale" per lui era solo aumentata la carne da mandare al macello ,jack aveva solo 10 anni e già le sue mani chiedevano sangue .
a 17 anni entro nei cavalieri di Baron a detta sua era pagavano bene , Jack nei cavalieri però conobbe quello che fu il suo unico amico , si chiamava Kain aveva molto in comune con Jack entrambi avevano avuto un infanzia difficile e in battaglia erano dei mostri lo stesso Jack fu chiamato lo Squartatore .
Ogni cosa era destinata a finire l' amicizia tra Kain e Jack la fiducia di jack nelle persone e anche la stessa vita di Kain.
Kain Due-facce così fu apostrofato dal esercito di Baron Jack era l' unico in grado di farlo fuori la sua missione era fare fuori il suo miglior amico Jack affronto kain in battaglia durante lo scontro fu ferito al occhio destro ma l' unica COSA CHE GLI INTERESSAVA ERA UCCIDERE KAIN così quando ruotò la spada e fece letteralmente volare le gambe dell' avversario disse " Kain non avercela con me per questo la colpa è unicamente tua tu mi hai tradito... io di solito non bado a ciò ma noi eravamo amici non avresti dovuto farlo ..." per la prima volta nella sua vita Jack provo qualcosa prima di uccidere un uomo forse era disprezzo forse odio o forse amarezza ...
Tre giorni dopo l' accaduto Jack lascio i cavalieri di baron e divenne un maecenario

Ci sarebbe tanto da dire su questo background. In particolare, mi piace il pathos evidenziato in maniera così drammatica da quel maiuscolo.
Mi piace così tanto che credo andrò a cavarmi gli occhi, ciao.

domenica 4 settembre 2011

Recensione - Sanctuary (Telefilm)

Ci sono telefilm che seguiamo pur sapendo che sono un'immane stronzata. Trashate allucinanti che non solo guardiamo, ma che ci piacciono pure, per motivi che vanno oltre ogni regola del buongusto o del buonsenso.
Oggi vorrei parlare di uno di questi telefilm. Si tratta di Sanctuary, serie ormai giunta alla sua quarta stagione, e che va in onda anche in italia sul digitale terrestre, canale Steel.

Il logo almeno è stiloso.

La premessa dello show è semplice: vi è una rete di rifugi sparsi per il mondo, strutture incaricate di proteggere e aiutare le creature chiamate Anormali. Creature come folletti, sirene e fatine, ma anche di furiosi elementali, uomini volanti, bestiacce assortite. Il Rifugio è una casa per tutte queste creature, sia che esse bussino direttamente alle sue porte in cerca di aiuto, sia che siano bestie lì portate perché troppo pericolose per essere lasciate in giro. Lo show si focalizza inizialmente su uno di questi rifugi e sulle disavventure dei suoi dipendenti, secondo la classica formula del [Monster of the week]: un nuovo bestio con cui avere a che fare a ogni puntata, e nessun vero plot a legare le vicende tra loro.
Capo della baracca è la dottoresse Elen Magnus (Interpretata dall'Amanda Tapping di Stargate), supportata nel suo lavoro dalla figlia Ashley, una simpatica macchina da guerra esperta in armi da fuoco, arti marziali, e ogni disciplina che le consenta di far male alla gente in generale. Una coppietta adorabile, davvero.
Dal lato maschile invece troviamo Henry, il tecnico nerd del Rifugio, un essere grosso e peloso senza un vero nome che chiameremo Bigfoot; per concludere il dottor Will Zimmermann, che è il solito tizio normale che non conosceva gli Anormali, e viene sbattuto in mezzo al casino durante le prime puntate.
Percepite la banalità che trapela da queste poche righe di plot? I personaggi stereotipati, la stantia ripetizione della formula "c'è un mostro - fight - vittoria"?


 Manca Henry, nella foto. Credo sia per pura discriminazione verso i nerd.


Unica peculiarità di Sanctuary rispetto ad altri telefilm dello stesso genere, è il suo essere stato girato completamente in green screen: ogni elemento su schermo al di fuori degli attori è stato creato digitalmente. Come Avatar, ma con un centesimo del suo budget.
Il risultato è di qualità altalenante. I mostri protagonisti dei vari episodi spesso sono molto ben fatti, ma la stessa cura non è riservata agli ambienti in cui il tutto si muove, molto spartani. Lo scarso budget del telefilm dev'essere stato sprecato tutto negli effetti speciali, e spesso mancano soldi per le comparse che dovrebbero riempire gli ambienti. E' straniante vedere come l'enorme struttura del Rifugio sia gestita unicamente dal quintetto protagonista, come essi passeggino sempre da soli in questi corridoi enormi e vuoti. Il nonstense aumenta quando l'azione si sposta in ambienti più grandi, in città in cui non ci sono macchine o pedoni sui marciapiedi. C'è da applaudire l'idea, il coraggio con cui si è tentato un simili espediente, ma la realizzazione in molti casi è insufficiente, uccide totalmente la sospensione dell'incredulità degli spettatori.
E' uno show brutto, ve l'ho detto. Ogni tanto ha qualche trovata carina, qualche mostro più strambo nella norma, ma il concept di base semplicemente non funziona, troppo simile a millemila altri telefilm.

I nubbini. Sostituite mentalmente il loro nome con "Nabbini", e l'episodio a loro dedicato diverrà una delirante metafora sulle dinamiche tipiche di un forum.

Per cercare di rendere più interessante questo concentrato di clichè, gli sceneggiatori hanno deciso, dopo le prime puntate, di dare una parvenza di trama orizzontale allo show. E hanno così creato una delle storyline più insensate e awesome che io abbia mai visto.
[Warning: lievi spoiler da qui in poi]
Scopriamo così che la dottoressa Magnus è in realtà immortale. Questo dono l'ha ottenuto quando, sul finire del 1800, decise insieme ad altri 4 scienziati di iniettarsi del sangue vampirico nelle vene.
Così, for Science.
Magnus ha ottenuto la vita eterna, James Watson un'intelligenza incredibile, Nigel Griffin è diventato l'uomo invisibile (sì, quello del racconto di Wells), John Druitt ([Vi ricorda qualcosa?]) diventa in grado di teletrasportarsi... e poi c'è Nikola Tesla, che da scienziato pazzo fissato con l'elettricità digievolve in scienziato pazzo vampiro in grado di sparare fulmini.

Lo sconosciuto Jonathon Young interpreta Tesla. E lo fa davvero bene, creando un personaggio schifosamente egocentrico che ti vien voglia di bastonare, ma con amore.

Con l'introduzione di questi loschi figuri, Sanctuary inizia ad avere una trama vera e propria, con un discreto cast di personaggi ricorrenti che vanno ad affiancarsi al quintetto di eroi. E' una storia sgangherata e piena di buchi su cui possiamo sorvolare; perché in fondo la trama non è che un pretesto per far agire questi personaggi così deliziosamente nonsense, questa versione trash della lega degli straordinari gentleman.
È uno spettacolo divertente da vedere, pur con tutte le sue magagne. E credo che sia questa, alla fine, a essere la cosa davvero importante.

Ma alla fine, lo consiglieresti?

Nì.  
Sanctuary non può considerarsi esattamente un telefilm d'alta qualità. Ma se cercate qualcosa con buoni personaggi, che intrattenga senza troppe pretese, provate a dargli una chance. Dopo una prima serie un po'tentennante la storia ingrana e il tutto diventa assai piacevole da guardare, anche se non esattamente sensato.

giovedì 1 settembre 2011

Dal GdR alla scrittura di un libro: introduzione

I giocatori di ruolo sono una brutta razza. Lo facendo parte della categoria da anni, ben conscia di quanto possa essere brutto il mondo di chi, teoricamente, scrive solo per gioco. E' un ambiente fatto di rivalità, powerplaying, egocentrismo, e di melodrammatici bisticci che possono competere con quelli di una soap opera.

Gente malvagia ma non satanista, al contrario di quello che vuole farvi credere [Dark Dungeons].

Nonostante tutto, a me giocare di ruolo sui forum piace. È un'attività che apprezzo perché mi da l'opportunità di creare nuove storie collaborando con persone piene di fantasia, e che padroneggiano la lingua italiana molto meglio di tanti pseudoautori che vengono pubblicati nel nostro paese.
È una passione che mette un po'tristezza, perché credo che quello che certi bravi giocatori riescono a creare insieme sia davvero meritevole di venir letto. Storie bellissime, ma relegate in bui angolini dell'internet, accessibili ed apprezzabili da una ristrettissima fascia di persone.
Ma perché queste persone così brave a non provano a scrivere dei libri? Mi sono chiesta più volte.
Poi ho smesso di farmi domande e ho voluto provarci io, a scrivere un libro.
E ho così capito perché il 99% dei gdristi non prova a dedicarsi alla scrittura "seria": scrivere un romanzo è fottutamente difficile, che poco c'entra con lo scrivere un post.
Qualche giorno fa, ho trovato su Deviantart una serie di tutorial che parlano proprio del grande salto da gdrista a scrittore, ad opera di [Salshep]. Vista la qualità di questa guida ho chiesto all'autrice il permesso di trasporla nell'italico idioma, un po'per esercizio mio di traduzione, un po'per regalare ai non anglofili una guida che ritengo davvero ben fatta.
 Avendo ottenuto il benestare di Salshep direi di iniziare, ordunque e senza indugi.


Introduzione: come identificare un Drow Illusionista
 
Ahh, i Drow. Così profondamente gnocchi, così odiosamente spocchiosi.

So riconoscere una persona abituata a giocare di ruolo a cinquanta passi di distanza. Se dei gdristi mi chiedono di giudicare le loro opere, riesco a identificarli come tale dopo 10 secondi di lettura del suo lavoro.
"Ma come lo sapevi?", boccheggiano in risposta. Dopo qualche doverosa risatina, spiego loro che so che sono giocatori di ruolo perché scrivono come tali
C'è solitamente una pausa, allora, in cui gli scrittori cercano di capire quanto dovrebbe sentirsi offesi dalla cosa, e/o si chiedono se io conosca il loro segreto perché li ho stalkerati. Poi arriva sempre la seconda domanda: "cosa intendi dire esattamente?"
Quello che intendo dire è che i gdristi spesso e volentieri condividono le stesse abitudini di scrittura, e alcune di queste abitudini divengono difetti al di fuori del gdr.
Molte persone sviluppano un interesse per la scrittura attraverso il gioco di ruolo, e dopo essere cresciuti come gdristi iniziano a desiderare di scribacchiare altro. Il problema dello spostarsi dal roleplay alla fiction è che il gioco di ruolo insegna ai suoi giocatori regole e consuetudini che semplicemente stonano nel mondo della "reale" scrittura, e che un giocatore fatica a scrollarsi di dosso.
Quello che rende questi vizi difficili da identificare ed estirpare è il fatto che essi vengano generalmente imparati attraverso osmosi: il giocatore non li impara consciamente, ma li assimila con il tempo mentre tenta di diventare un gdrista migliore, mentre cerca di ottenere la stima dei suoi colleghi nel mondo del roleplay.
Il fatto è che un bravo gdrista non deve necessariamente essere un bravo scrittore. Anche se i migliori giocatori sono spesso molto interessati a migliorare il proprio linguaggio, hanno successo in un ambiente in cui non vengono applicate le regole di pubblicazione di normale fiction.
In questa serie di tutorial, cercherò di aiutare i gdristi a identificare questi difetti nel loro modo di scrivere, in modo da eliminare quelli che minano seriamente la loro capacità di scrivere un libro.
Il linguaggio del roleplay non è quello tipico di un libro. La struttura di un buon gioco di ruolo non è la stessa di un buon romanzo o di un racconto. Per mia comodità, ho suddiviso le abitudini dei gdristi in due categorie: difetti di linguaggio e di struttura.
Nella [Prima parte], inizierò a parlare del linguaggio, e ad identificare alcune abitudini problematiche.


Credits:
L'artwork del drow è di [Mir-nye].
La guida è opera di [Salshep], io mi limito al lavoro di traduzione.