domenica 5 gennaio 2014

Try again.

Quando a scuola studi sceneggiatura, hai un lavoro lolarticolista freelance e come passatempo fai gdr su forum, la voglia di scrivere anche su un blog cola un po' a picco.Però boh, era figo avere un blog. Ci scrivevo cose interessanti, mi sentivo utile al mondo.
Facciamo che ci riproviamo, va bene? Con calma. Un post al mese, due, cosine così.

Per iniziare in bellezza ho aggiornato la [lista di manuali di scrittura], aggiungendoci i letti letti in questo anno di assenza.
Ho anche sistemato la pagina [About], aggiornando la mia età e il fatto che, duh, quest'anno studio anche sceneggiatura. Di conseguenza, sono pronta a testare le mie conoscenze mettendomi al lavoro come pseudoeditor dei poveri (se invece cercate un editor fiqo, rivolgetevi al [Duca]).
Avete bisogno di un rompiscatole che critichi i vostri scritti? Nella pagina About c'è scritto come contattarmi, se vi va.

Per ora è tutto. Seguiranno nei prossimi mesi altri orrori da gdr, recensioni di libri brutti, videogiochi indie sconosciuti e guide sul come avvicinarsi ai fumetti americani senza venir uccisi dalla continuity.
Stay tuned.

Mi mancava questo blog.

Blogger invece non mi mancava. È crashato due volte mentre cercavo di fare il post, mannaggia a lui.

martedì 25 settembre 2012

Ci sono un'albanese, una tedesca e un'italiana...

Non è l'inizio di una barzelletta, ma la lista di coinquilini con cui spartirò il mio nuovo domicilio: un appartamento padovano tutto crepe e brutti mobili Ikea, con un cancello d'ingresso dai cardini così arrugginiti che è più semplice scavalcarlo con brio che tentare di aprirlo.

Scavalcare fa bene allo spirito e fortifica i muscoli, lo dice anche l'omino dell'Olio Cuore.

Mi traferisco domani, felice che le mie incertezze post-maturità si siano finalmente concretizzate nella sicurezza di un futuro senza lavoro. Che è un modo carino per dire che vado a fare la scuola di Comics.

Ho due settimane di vuoto cosmico prima dell'inizio delle lezioni, e ciò significa che posso dare una spolverata al blog. Abbiamo libri di cui parlare, nuove puntate delle [perle di gdresca idiozia], persone da insultare e cose di cui lamentarci. Pensavo poi di recensire un po'di fumetti, concentrandomi su miniserie, volumi singoli e roba che possa essere apprezzata senza impantanarsi in cose brutte e cattive come la continuity Marvel.

 La complessità della continuity Marvel supera persino quella di Beautiful.

Concludo con un piccolo, ma importante aggiornamento della sezione [Link]: li avevate visto il blog di quel tizio che faceva crescere barattoli di muffa e documentava fotograficamente il tutto?
[L'ha fatto di nuovo]. Wohoooh!


EDIT
Aggiornamento lampo: cosa cerca la gente su Google la gente per arrivare qui?
Meditate, gente, meditate.

giovedì 26 aprile 2012

Sparizioni, chiavi di ricerca, ultime letture.

Fa piacere sapere che il tuo blog continua ad attirare visitatori, anche se non lo aggiorni a così tanto tempo che il pannello di controllo di Blogger è ormai tutto inghirlandato di ragnatele. Certo, poi guardi le chiavi di ricerca e ti chiedi che razza di fottuti degenerati infestino il blog in tua assenza, ma vabeh.
Per la serie "cose che la gente cerca su google per finire qui, per ora abbiamo:
  • acrilici voc giocattoli
  • gente morta
  • auguri dottoressa paperino
  • perle uomo
  • giochi di aerei della fine del mondo
  • contattare visivamente un morto
  • furby giganti
  • le fiurine di dexter
  • stronzi che galleggiano
Mah.
Ah, visto che sono qui a condividere queste sciocche informazioni, mi pare giusto anche spiegare il perché della mia sparizione.
Avete presente quel momento in cui i professori realizzano la scarsità di ore che li separano dalla fine dell'anno scolastico, e la mole di nuovi argomenti/verifiche/interrogazioni che si erano prefissati di fare in quelle poche ore? Ecco. Aggiungete un bell'esame di maturità a moltiplicare x2 l'ansia di insegnanti e studenti, e avrete un quadro della mia attuale situazione.
Nei ritagli di tempo sto continuando a sputare sangue sul mio aborto letterario in via di scrittura, ufficiosamente chiamato Il Libbro. Intendo fare un post in cui spiego un po'che roba è, giusto per nutrire il mio ego, ma posterò il tutto solo dopo essere riuscita a completare in via semi-definitiva i primi 3-4 capitoli. Giusto per dare l'impressione di star parlando di qualcosa che riuscirà effettivamente a veder luce.
Per il resto, continuo a leggere robe più o meno astruse grazie al mio fido lettore di ebook. Ho mangiucchiato altri manuali di scrittura, aggiornando [la solita lista]. Parlando di narrativa, invece, faccio una lista piena di commentacci perché sì.

Il Profumo (di Patrick Süskind) è un libro che ho cercato di farmi piacere a tutti i costi. Voglio dire, ne parlano bene un po'tutti, la trama è interessante, il film mi è piaciuto. E la regola di base è che i libri sono sempre meglio della loro versione cinematografica, no?
Eppure a me Il Profumo ha infastidito. Non ho nulla contro la trama, che segue le disavventure di un uomo dal naso estremamente sensibile che cerca di realizzare il profumo perfetto. Quel che mi ha irritato è il modo in cui la storia è stata raccontata, con un narratore onniscente che cerca di infondere al tutto un'atmosfera surreale che mi è parsa forzata. Il protagonista di base ha un carattere interessante, e tenerlo così lontano dal lettore mi è parsa un'occasione sprecata.
Consigliato?
Se la trama vi ispira, io vi consiglio di vedervi il film, piuttosto. Ma io sono una rompipalle che schifa tutto ciò che non ha un POV saldamente ancorato nella testa del protagonista (deformazioni professionali da gdrista), indi a voi potrebbe piacere. Le preferenze stilistiche sono soggettive, in fondo.

Vittorio the Vampire (di Anne Rice) è l'unico libro facente parte delle Cronache dei Vampiri a non essere mai stato pubblicato in Italia.E ssendo io stata una grandissima fan della saga ai tempi delle medie, ho deciso di sciropparmi quest'ultimo suo volume per puro amore di completezza.
Non l'avessi mai fatto.
Ora, io non ricordo se la Rice sia sempre stata una scrittrice così atroce. So che a un certo punto della sua carriera ha deciso di essere troppo figa per avere un editor, e ciò di certo non ha innalzato la qualità dei suoi scritti.
Definire la sua prosa "barocca" è un eufemismo: ogni pagina di questo libro straborda di descrizioni inutili, di continue e ripetute esaltazioni alla bellezza di questo o quello o quell'altro. Descrizioni brutte, peraltro, che si limitano ad essere lunghe liste della spesa di aggettivi. Volete un esempio? "A long narrow solemn uncomplaining and unjudging mouth."
*piange*
La trama del romanzo? C'è un fichissimo nobilastro che vive in un'Italia medievale orrendamente idealizzata e piena di ingenuità (I castelli dalle mura di marmo!), e che un giorno cade vittima di un raid vampiresco. I mostri sanguinari uccidono tutta la sua famiglia, ma la sua vita viene risparmiata da una vampira che si innamora di lui a prima vista, in maniera assolutamente casuale.
Seguono pagine e pagine di vendetta, descrizioni, deliri teologici, descrizioni, ingenuità narrative, altre descrizioni, con annessa una storia d'amore che riesce nell'incredibile impresa di essere peggiore di quella di Twilight. Giuro.
Concludere la lettura di 'sta merda mi ha provocato dolore fisico. E sebbene la tentazione di leggere gli ultimi lavori della Rice per puro masochismo sia forte, il mio buonsenso mi dice di evitare.
Consigliato?
Quanto una gomitata nelle gengive. Forse potrebbe piacere alle ragazzine pezzenti che adorano Twilight, ma di solito le creature di tale razza sono troppo gggiovani per saper leggere in inglese.

E un'altra cosa (di Eoin Colfer), il sesto capitolo semi-ufficiale della Guida Galattica pr Autostoppisti, è un libro che mi ha piacevolmente stupito. Mi aspettavo una minchiata cosmica, un bieco tentativo commerciale atto a sfruttare il nome di una saga famosa, ma il libro in sé non è così male.
 Di base, Colfer è uno scrittore con una certa esperienza. Si vede che ha studiato lo stile di Adams, che ha cercarlo di riprodurlo in maniera fedelissima. In certi punti ci riesce davvero bene; in altri la cosa funziona decisamente meno, ma l'impegno si vede tutto.
La trama? Molto più solida degli altri libri della Guida, devo dire. Mi ha sempre fatto un po'storcere il naso il modo in cui Adams tendeva a esagerare coi deus ex machina, mentre qui è tutto abbastanza coerente, con un inizio e una fine. I nostri eroi riescono a fuggire dall'ennesimo tentativo di distruzione della terra visto nel finale del precedente libro, ovviamente, e scoprono di non essere gli unici superstiti terrestri. Compagiono poi vogon, divinità nordiche assortite, e alcuni gradevolissimi ritorni come Wowbagger l'eterno prolungato! Quello che andava in giro ad insultare ogni singolo abitante dell'universo in ordine alfabetico. Stima.
Consigliato?
Un libro scritto da un fan per i fan. Diverte alquanto, se letto tenendo ben presente la cosa.

I, Lucifer (di Glen Duncan) è uno dei libri più belli che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni. Se ne riparla tra qualche giorno, attualmente riuscirei solo a sbrodolare il post con commenti entusiasti.

HELP! A bear is eating me! (di Mykle Hansen) è un libro di cui ha già abbondantemente parlato [il Tapiro], e condivido in toto la sua recensione.
Consigliato?
È un libro divertente che si legge in un pomeriggio, oltre ad essere scritto in un inglese assai semplice. Ergo, sì, consigliatissimo: non offre nulla più di semplice intrattenimento, ma svolge egregiamente il suo compito.


E meno male che doveva essere un post corto. Come passa in fretta il tempo quando ci si diverte criticando...

lunedì 19 marzo 2012

Recensione: saga di Dexter 1-3 (Libri)

Ce l'ho fatta. Un po'per masochismo, un po'perché non avevo stupidamente caricato altri romanzi nel reader, fatto sta che alla fine mi sono sciorinata i primi tre romanzi della saga di Dexter. Ho già parlato un po'[qui] del primo, ma ritengo doveroso un approfondimento, visto quanto mi ha sorpreso questo trittico di libri. Negativamente e positivamente parlando.
Procediamo con ordine. Gli spolier tra parentesi in bianco, come al solito.


La Mano sinistra di Dio o Dexter il vendicatore (Darkly Dreaming Dexter)

Di Jeff Lindsay
Disponibilità: ITA, ENG

Luna. Luna grandiosa. Luna piena, paffuta, rossa, che illuminava la notte come fosse giorno, che diffondeva la sua luce dappertutto e portava gioia, gioia, gioia. E con essa le grida a squarciagola della notte tropicale, il soffio selvatico e dolce del vento tra i peli delle braccia, il gemito vacuo delle stelle, il muggito a denti stretti del riflesso sull'acqua.
Tutto richiamava al Bisogno.
  

La trama.
Di giorno, Dexter lavora nel reparto scientifico della polizia di Miami insieme alla sorella poliziotta.
Di notte, Dexter è un serial killer che punisce con la morte i malviventi sfuggiti alla legge. Non è un giustiziere, agisce per semplice divertimento: ammazzare la gente gli piace, si concentra sui malvagi solo perché obbligato moralmente dal padre. Il genitore, infatti, resosi conto di questa sua inclinazione, fin da piccolo gli ha detto "se proprio devi uccidere qualcuno, fallo con chi se lo merita".

Educare i tuoi figli: lo stai facendo sbagliato.

 La vita di Dexter scorre tranquilla, finché un serial killer non inizia a seminare per Miami corpi completamente dissanguati, fatti a pezzettini e amorevolmente impacchettati. Sulle scene del crimine, indizi che paiono essere rivolti a Dexter stesso...

Da simili premesse è lecito aspettarsi un buon giallo, o perlomeno una trama che abbia senso di esistere. È però palese come l'autore non abbia molta esperienza in materia, e non sappia gestire i meccanismi tipici del genere. Ci troviamo così con un'indagine che procede zoppicando grazie a deus ex machina e magiche intuizioni del protagonista, senza la presenza di indizi su cui i lettori possano ragionare e trarre le proprie conclusioni.
La storia ha perlomeno il pregio di avere un buon ritmo: Dexter è sempre impegnato a inseguire e farsi inseguire, a visitare scene del crimine e analizzare campioni, a ponderare ipotesi contorte e insultare l'intelligenza altrui. Ci si diverte, la storia scorre, ma non si capisce mai bene dove si voglia andare a parare. Ci sono cose mal spiegate (i sogni "premonitori" di Dexter), spunti mal sfruttati (Dexter che si crede il killer), e il finale è uno degli anti-climax più cretini che io abbia mai letto.

I personaggi.
Dexter è un personaggio semplicemente delizioso, perennemente diviso tra una parvenza di normalità e il suo morboso rapporto con ciò che egli chiama il Passeggero Oscuro, l'istinto omicida, ciò che lo spinge a uscire nelle notti di luna piena per affettare assassini.
Il ragazzo è un campione di egocentrismo, assai propenso a sfottere la gente, lagnarsi della stupidità umana e sbavare di fronte a una scena del crimine come un'adolescente davanti a una copia di Twilight. È un orrendo serial killer, ma è un serial killer simpatico. Forse anche troppo, nel senso che a volte un po'si perde la parte più mostruosa del personaggio, e ci si sente quasi con la coscienza a posto nel patteggiare per lui. Ma vabeh.
Decisamente peggiori i comprimari del nostro pseudoeroe, ridotti a bidimensionali figurine di cartone: Deborah è la poliziotta incazzosa, LaGuerta il capo incapace, il sergente Doakes è quello stronzo. Non hanno alcun carattere, servono sono solo comparse messe lì per dare a Dexter qualcuno con cui interagire. Ed è un gran peccato, perché si ha l'impressione che sarebbe bastato ragionarci un filino di più per poter dare a questi esserini un briciolo di personalità.

Lo stile.
Il nostro Jeff scrive tutto in prima persona, e pare trovarsi perfettamente a suo agio nella testa della sua creatura. Il POV è saldamente ancorato nella mente di Dexter, ma è difficile immedesimarsi in lui: si ha piuttosto la sensazione che il killer stia chiaccherando amabilmente con noi, protagonista e insieme commentatore dei fatti avvenuti. Il suo stile è colloquiale, infarcito di divagazioni e battutine, simile a quello di un amico un po'egocentrico che ci racconta la sua vita infarcendola di esagerazioni.
 L'unica cosa di cui mi lamento è l'incapacità descrittiva dell'autore. Il contesto è sempre vaghissimo, difficile da immaginare, e le scene più concitate si risolvono sempre in un gran pasticcio.

Lo consiglieresti?
La storia alla base del romanzo è oltremodo debole, ma il modo in cui viene raccontata permette di arrivare alla fine senza sentire il peso dei buchi di sceneggiatura: si prosegue per leggere le cavolate che Dexter ci racconta e si arriva al finale con l'amaro in bocca, visto il modo in cui viene conclusa una vicenda sconsclusionata già di default.

Leggetelo se volete un libro leggero e divertente con cui passare un paio d'ore. Per il resto, la prima serie tv lo supera ampiamente dal punto di vista della sceneggiatura: la trama è la stessa, ma viene gestita meglio.


Il nostro caro Dexter (Dearly Devoted Dexter)

Di Jeff Lindsay
Disponibilità: ITA, ENG

C'è di nuovo quella luna, che galleggia bassa e paffuta nella notte tropicale. Il suo richiamo solca il cielo opaco fino alle orecchie frementi di quella cara vecchia presenza nell'ombra: il Passeggero Oscuro, rannicchiato comodo comodo sul sedile posteriore della Dodge dell'ipotetica anima di Dexter. Quella luna canaglia e luciferina, tentatrice e sbruffona, la cui voce cala dal cielo deserto fino nel cuore cupo dei mostri notturni, richiamandoli dai loro gioiosi campi da gioco.

La trama.
Nuovo incarico per il nostro assassino preferito: questa volta dovrà investigare su uno spietato criminale specializzato nel menomare le persone in modo piuttosto... creativo.
Ora, la prima domanda che mi sorge in mente è: perché? Dexter è un analista della scientifica, non un poliziotto. Il caso è tanto importante che vengono inviati agenti governativi per occuparsene, eppure Dexter viene direttamente coinvolto nelle indagini in quanto fratello di Deborah e "profiler dilettante". La polizia, insomma, ancora una volta si comporta con l'organizzazione di un branco di bambini dell'asilo.
Partendo da questa grossa contraddizione, è difficile riuscire a godersi il romanzo: c'è sempre questa sensazione che ci sia qualcosa di storto, che Dexter sia lì solo perché l'autore lo voleva lì. Anche perché, alla fin fine, il protagonista riesce ad arrecare alle indagini più danni che altro. Ben più interessante la sottotrama che vede Dexter alle prese con il sergente Doakes, un collega che ha intuito la sua vera natura e continua a tallonarlo, impedendogli di indulgere nei suoi passatempi preferiti. Pure in questo caso, però, la cosa è mal gestita: si parte dal presupposto che il sergente abbia capito che Dexter è un killer perché... Ne ha percepito l'aura omicida.
No, davvero.

I personaggi.
Il nuovo acquisto nel cast, Kyle Chutsky, è un agente governativo supersegreto con la professionalità di un ermellino ubriaco, un po'come tutti i personaggi poliziotti della serie.
Viene dato più spazio a Rita, fidanzata di Dexter già intravista nel romanzo precedente, e ai due figlioletti Astor e Cody. Peccato che dare spazio non significhi approfondire, e tutti loro rimangano assai piatti dal punto di vista caratteriale. Divertono, al contrario, le lagne di un Dexter tenuto sotto costante osservazione da Doakes, che diviene sempre più paranoico e frustrato. Non si tratta di una vera e propria evoluzione, ma fornisce nuovi spunti a un personaggio che alla lunga avrebbe rischiato di diventare un po'stantio.

Lo stile.
Non cambia molto dal libro precedente. C'è forse un po' più di attenzione nelle descrizioni ambientali, una maggior chiarezza nel descrivere gli avvenimenti. La scrittura esagerata di Lindsay rimane il punto forte del romanzo, nonché l'unico motivo che mi ha spinto a terminarne la lettura.

Lo consiglieresti?
No, è un'autentica schifezza. Anche per gli amanti del personaggio, credo che questo romanzo sarà un'ardua lettura. Leggete il riassunto sulla wiki e passate al libro successivo, piuttosto.


Dexter l'Oscuro (Dexter in the Dark)

Di Jeff Lindsay
Disponibilità: ITA, ENG

In principio 
Esso ricordava una sensazione di stupore e infine di caduta. Nient'altro. Allora si limitò ad aspettare. L'attesa fu lunga ma sopportabile, perché era privo di ricordi e nessuno aveva ancora gridato. Non solo non era consapevole dell'attesa, ma neppure della propria esistenza. 
C'era e basta.  

La trama.
Nuovi omicidi a Miami. Il serial killer di turno decapita la gente sostituendone le capoccie con bronzee teste di toro. Il tutto è correlato ad un'oscura setta che adora l'antico dio Moloch, assetato di sacrifici umani. Una divinità dimenticata dagli uomini, ma che non si è dimenticata di loro, e che in essi trova dimora; si insidia nelle anime mortali, stuzzicandole con pensieri omicidi. Egli è ciò che davvero muove ogni assassino degno di essere tale, come il nostro Dexter. Egli è il suo Passeggero Oscuro, e in quanto entità separata da esso può anche decidere di andarsene...


Che cazzo c'entra tutto ciò con Dexter? Ah, non lo so. Il brusco cambio di genere mi ha lasciato decisamente schifata, e le prime 20 pagine le ho lette con un crescente senso di frustrazione. L'impressione era che l'autore stesse allegramente prendendo per il culo i lettori, demolendo un pezzettino alla volta tutto ciò che aveva (malamente) costruito nei romanzi precedenti.
Poi ho realizzato che la storia funzionava. Che leggere di assassini che si combattono a suon di aura malvagia come se fossero personaggi di Bleach è divertente. Orribilmente trash, ma divertente.

Un tradizionale assassino, secondo Jeff Linsday.

E a un romanzo così sfacciatamente trash si perdonano i piccoli buchi che nei due libri precedenti facevano storcere il naso: la trama è così sopra le righe da far sembrare le sue puttanate delle scelte volute, e il libro alla fin fine lascia soddisfatti, per merito anche di un finale meno campato in aria dei precedenti due.

I personaggi.
Linsday ha azzardato tanto, andando a smontare l'elemento che era alla base del successo dei suoi libri: il protagonista. C'è un Dexter orfano del suo istinto omicida, privo delle sue sicurezze, che si aggira per il mondo come uno spettro lamentoso.
Non mi azzardo a dire che sia una trovata totalmente riuscita, ma è interessante. Una gradita variazione sul tema, dopo due libri in cui il protagonista non si è evoluto di una virgola.
Interessante anche il modo in cui viene sviluppato il carattere dei due quasi-figlioletti acquisiti, Astor e Cody. Che non ha senso alcuno, ma almeno l'autore si sforza di dar loro una personalità. Per il resto, rimangono le figurine di cartone che ci hanno accompagnato negli episodi precedenti, e che nemmeno qui mostrano grandi segni di evoluzione.

Lo stile.
Non vorrei esagerare con i complimenti, ma mi azzardo a dire che il signor Linsday sta finalmente trovando il giusto equilibrio tra i monologhi del protagonista e le descrizioni ambientali. Mi è sembrato che gli ambienti venissero tratteggiati in modo più corposo; forse anche perché ci si muoveva in contesti più particolari rispetto ai libri precedenti, e che meritavano qualche riga di approfondimento.
Di contro, l'autore in questo romanzo ha voluto provare ad affiancare all'usuale prosa in prima persona anche dei pezzi in terza persona riguardanti altri personaggi, che c'entrano davvero un cazzo con lo stile della narrazione. Vengono inseriti a caso senza nemmeno un paragrafo a dividerli dal testo "normale", quindi oltre ad essere inutili sono pure fastidiosi da leggere. Molto fastidiosi.

Lo consiglieresti?
Boh. Davvero, mi ha sconcertato così tanto che non saprei dire se mi è piaciuto o meno. Da una parte l'ho trovato più interessante degli altri, dall'altra è triste notare come tanto potenziale sia affondato nel trashume più totale.


L'edizione.
L'edizione cartacea della saga non so come sia, avendola io scroccato le mie letture via ebook. Posso dirvi che ho letto l'edizione italiana per pura pigrizia, e che la traduzione non mi è sembrata poi così malvagia.

Qualche estratto.
Vi incollo qualche estratto dal primo libro della saga, in italiano perché quello ho nel pc al momento. Provvederò anche alla versione inglese, forse. Prima o poi. Quando ne avrò voglia.
Un capitolo a caso in cui si parla per la prima volta di Rita, la fidanzata di Dexter:
Venerdì sera. La sera in cui si esce, a Miami. E, credeteci o no, la sera di un appuntamento per Dexter. Strano a dirsi, avevo trovato qualcuno. Come come? Dexter-defunto-dentro delizia dolci donzelle? Sesso tra gli Zombie?
Che il mio desiderio di imitare la vita fosse giunto al livello di simulare l'orgasmo?
Tirate il fiato. Il sesso non c'entrava niente. Dopo anni di tentativi imbarazzanti, nella speranza di sembrare normale, avevo finalmente agganciato l'anima gemella.
Rita era ridotta male quasi quanto me. Sposatasi troppo giovane, aveva cercato con ogni mezzo di far funzionare il suo matrimonio per dieci anni e due bambini. Il suo affascinante coniuge aveva qualche problemino: prima l'alcool, poi l'eroina, udite udite, e infine il crack. Il bruto la picchiava. Spaccava i mobili, urlava, lanciava oggetti e minacce. Poi la stuprava, infettandola con qualche orrenda malattia contratta tra i suoi compagni di crack. Tutto questo con regolarità. Rita resistette, lavorò, lo trascinò due volte a disintossicarsi. Poi una sera lui se la prese coi bambini e Rita decise di darci un taglio.
La sua faccia era guarita, ormai. E per i medici di Miami braccia e costole rotte sono cose di tutti i giorni. Ora Rita era tornata a essere alquanto presentabile, una donna a misura di mostro. Il divorzio era definitivo, il bruto era sotto chiave. E allora? Ah, i misteri della mente umana. Per qualche strano motivo, la cara Rita aveva deciso di uscire di nuovo con qualcuno. Era ragionevolmente sicura che fosse la Cosa Giusta da fare, ma come risultato delle frequenti percosse subite per mano dell'Uomo Che Amava, il sesso era l'ultima cosa che le potesse interessare. Solo, forse, un po' di compagnia maschile.

Altro estratto casuale:

In teoria, la riunione delle settantadue ore dovrebbe dare a tutti il tempo sufficiente per indirizzare le indagini su un caso, ma anche svolgersi quan-do le piste sono ancora calde. Perciò lunedì mattina, nella sala riunioni al secondo piano, l'invincibile squadra anticrimine capitanata dall'indomabile detective LaGuerta si radunò nuovamente.
Stavolta c'ero anch'io.
Ricevetti qualche occhiata e gli agenti che mi conoscevano mi rivolsero simpatiche battute del tipo: «Ehi, raccattasangue, hai portato la carta as-sorbente?» Quella gente era il sale della terra e presto la mia Deborah sarebbe diventata una di loro. Mi sentivo al tempo stesso orgoglioso e onorato di potermi trovare nella stessa sala.
Sfortunatamente, questi sentimenti non erano condivisi da tutti i presen-ti. «Cazzo ci fai qui?» grugnì il sergente Doakes, un omaccione di colore dall'aria permanentemente ostile. C'era un che di freddamente feroce in lui,
che gli avrebbe fatto comodo qualora si fosse dedicato al mio stesso hobby. Peccato non potessimo essere amici. Ma, per qualche ragione, Doakes odiava tutti i tecnici della Scientifica e, per qualche ragione supplementare, odiava soprattutto Dexter. Inoltre, deteneva il record di sollevamento pesi tra il personale del Dipartimento.
Perciò gli risposi con un sorriso diplomatico. «Sono solo venuto a sentire, sergente.»
«Non c'entri un cazzo qui. Porta fuori il culo.»
«Può restare sergente», intervenne la detective LaGuerta.
Doakes fece un'espressione ancora più rabbiosa. «Cazzo serve?»
«Non voglio essere di disturbo», feci io, andando verso la porta senza particolare convinzione.
«Va benissimo», ripeté la detective, rivolgendomi un autentico sorriso. Poi si voltò verso Doakes. «Può restare», ribadì.
«Mi fa venire i porci brividi», borbottò Doakes.
Cominciavo ad apprezzare le sue qualità. Certo che gli facevo venire i porci brividi. Semmai c'era da chiedersi perché fosse lui l'unico, in una stanza piena di poliziotti, a cui venissero i porci brividi in mia presenza.

Tirando le somme.
A me questa serie di libri intristisce in maniera incredibile. Intristisce perché Dexter è un personaggio dallo spessore psicologico notevole, che viene "sprecato" in romanzetti tanto frivoli e insulsi. Non perché i gialli siano un genere insulsi, è che Lindsay proprio non li sa scrivere.
Credo che continuerò a leggere la saga nel tempo libero, giusto per capire dove l'autore voglia andare a parare. Il problema, è che temo non lo sappia nemmeno lui.

giovedì 1 marzo 2012

Dal GdR alla scrittura di un libro: parte 1

Giornata di grandi pulizie: aggiornato l'indice, aggiornata la lista di manuali di scrittura, aggiornata la lista dei link. Questa è anche la giornata in cui ho trovato un pacco di articoli scritti a metà, e ho deciso di completarne uno a caso. L'articolo in questione è la prima parte della nostra guida che aiuta i gdristi, ovvero coloro che sono soliti scrivere in giochi di ruolo via forum o via chat, ad approcciarsi alla scrittura di un libro. Trovate l'introduzione qui.
La guida è opera di [Salshep], io mi limito a tradurla perché è roba interessante e non siamo tutti anglofili.

Parte 1: la tua sintassi è stata mangiata da un Grue

Difficile che conosciate i Grue se non avete mai giocato a Zork.
Vi basti sapere che è hanno un certo appetito.


Il termine "sintassi" si riferisce alle regole delle grammatica e della costruzione di una frase proprie di ciascun linguaggio. Inizierò questa guida parlando di problemi di sintassi, perché le frasi al passivo e/o con struttura contorta e innaturale spesso indicano che uno scrittore ha speso un mucchio di tempo nel mondo dei giochi di ruolo. Una sintassi al passivo o innaturale è anche il principale "crimine contro la fiction" che viene commesso dal gdrista standard mentre cerca di passare alla scrittura di narrativa.
Spiegherò ora la differenza tra la "voce" attiva e passiva nelle frasi, e perché le frasi attive sono più desiderabili nella narrazione.
Un'azione attiva rende il soggetto il punto focale dell'azione. Una frase passiva dà invece risalto ai verbi, e ciò può rendere il soggetto e le sue azioni poco chiare.

Esempio 1: tipico uso di "voce" passiva.
"La spada venne fatta ondeggiare con potenza, impugnata dal possente braccio del cavaliere Xilbiano."


Esempio 2: la stessa frase, con una "voce" attiva:
"Il cavaliere Xilbiano agitò la sua spada in un potente arco."


Esempio 3: rendiamola nuovamente passiva:
"La spada del cavaliere Xilbiano venne fatta calare in un potente arco."


Considerazioni:
- Dobbiamo leggere la prima frase fino in fondo per scoprire chi sta facendo cosa, e a chi sia spada che braccio appartengano.
- Nella seconda, sappiamo subito di chi è la spada: l'azione è quindi più diretta e immediata, che generalmente equivale a un'esperienza più appassionante per il lettore.
- Nel terzo esempio, non è chiaro chi o cosa stia agitando la spada, anche se ci viene detto che appartiene al cavaliere Xilbiano.

Pochissimi autori di successo utilizzano di solito la voce passiva. Quelli che lo fanno la usano con consapevolezza, sapendo di fare una precisa scelta stilistica. Posso garantirvi, però, che hanno speso parecchio tempo per padroneggiare le basi della scrittura in una voce attiva prima di presentare scritti in una strana sintassi ai loro editor.

Ci sono tre eccezioni alla regola del "la voce attiva è migliore". Esse sono, secondo il sito web del New York's Empire State College:
1. Quando il soggetto dell'azione è sconosciuto o ininfluente:
"Ogni anno milioni di persone vengono spinte a credere che vinceranno alla lotteria."

2. Quando volete attrarre attenzione sulla persona, il posto o la cosa su cui si agisce:
"John Kennedy, Martin Luther King, and Robert Kennedy furono tutti assassinati nella stessa decade."

3. In tecniche di scrittura che richiedono una voce impersonale, come un brano scientifico, che spesso descrive procedure - e non l'individuo che le esegue:
"I becker devono essere riempiti con la soluzione chimica, e venire poi monitorati ad intervalli di tre ore."

Un altro problema che osservo di solito nella scrittura dei gdristi è l'inversione, o "scrittura yoda" come mi piace chiamarla, in cui le persone contorcono inutilmente la struttura corretta di una frase, solitamente per rendere la loro scrittura più "medievale" o drammatica.
Esempio: "sulle Colline della Rovina, essi opposero la loro resistenza"
Invece di: "resistettero all'attacco sulle Colline della Rovina."

Ora, l'esempio numero uno suona piuttosto epico e, davvero, non avrei un infarto nel vedere una frase simile nel momento clou di un libro, nel combattimento finale o cose simili.
Guardiamo, piuttosto, ad un esempio in cui l'inversione non funziona affatto:
Esempio: "Sull'uscio, su cui scoprì arcani sigilli cosmici incisi, Lockjaw, il barbaro dai pugni come prosciutti, stava."
Sono sicuro che potete capire da soli perché questa frase non funziona, anche se avrebbe potuto essere un post accettabile in un gdr (NdZero: ma io lo mangio in giocatore che mi scrive una frase simile, altro che accettabile). Immaginate una storia di 8000 parole - o peggio, un libro interpo - pieno di frasi come questa. Non vi ucciderebbe dalla noia - o dall'esasperazione - dopo qualche pagina?
E guardate tutte quelle virgole! Se la vostra frase ha così tante proposizioni come quella di cui sopra, allora quasi sicuramente state scrivendo in una voce passiva.

Ora, giusto perché non pensiate che io stia facendo il criticone, vorrei offrirvi un mio vecchissimo post gdr per analizzarlo. Ho evidenziato tutti gli ovvi "crimini di sintassi", includendo le sentenze e le frasi che costituiscono scrittura al passivo e inversione. Ne ho probabilmente mancati un paio, ma il senso è quello:

Tenebrae stava levitando sull'entrata dell'entrata in rovina del castello. Avvolta in stoffa d'ombra dal capo ai piedi com'era, tutto quel che si poteva vedere di lei - se ci fosse stato qualche osservatore folle abbastanza da frapporsi tra predatore e preda - sarebbe stato il pallido bagliore della sua liscia fronte, e un paio di occhi verdi intensi e pallidi che scintillavano nella luce grigiastra che precedeva l'alba.


L'oggetto del suo scrutare era esso stesso un ombra - una corta, rotondeggiante ombra che tremava da capo a piedi e si stava schiaffeggiando le braccia in un tentativo di tenersi al caldo. Ogni tanto faceva un passo avanti dal bordo della strada alla sua superficie compattata per andare a scrutare verso ovest. Il suo respiro risplendette bianco nella luce malata del mattino mentre sospirò. La carrozza era in ritardo, e il mercante doveva occuparsi di importanti affari al mercato. Se avesse perso la barca, sicuramente l'intero affare sarebbe fallito, e gli sarebbe costato un braccio e una gamba nel processo. Strofinandosi la fronte stempiata con il dorso della mano per togliere l'umidità della nebbia che si era raccolta lì, l'uomo si accigliò e tornò sul ciglio erboso non lontano da un sentiero incolto che portava alle rovine della fortezza del mago arcano. E, come un ragno nella sua tana, la necromante stava lì aspettando.


Dita d'avorio comparvero sul bordo della porta mentre lei la spingeva per aprirla. Il seguente cigolio dallo stipite rugginoso le fece digrignare i denti, bianchi e affilati - sicuramente l'uomo aveva udito, e la festa era fnita? Ma no, egli era ancora ignaro, intento a saltellare e strofinarsi le braccia per tenersi al caldo. I sottili rumori del mondo non erano qualcosa a cui il grezzo uomo d'affari fosse solito prestar ascolto, comunque. E fu così che Draggard il mercante fu molto sorpreso nel trovare i propri canali respiratori improvvisamente otturati dal passaggio di una garrotta coperta di polvere di diamante, girata stretta intorno al suo grasso collo e tirata all'indietro con la forza brutale posseduta dalla sua nemesi vampira.


Tene fu lieta che il metodo della garrotta, insieme al ben nutrito corpo di Draggard, le permisero di ripararsi dallo spruzzo di sangue che s'arcuò dal collo di lui per schizzare la pallida argilla della strada. Non sarebbe stato appropriato gocciolare sangue se avesse avuto una chance per incontrare il suo Capitano no, giusto?
Il corpo del mercante ricadde pesantemente a terra. La necromante aggirò la carcassa gorgogliante mentre cadeva, e non spese tempo a frugare tra gli effetti personali dell'uomo. Chiaramente, non era in cerca di nutrimento. Il sottile, nero contenitore che la vampiressa "liberò" da una tasca nel mantello del fu Draggard era la ricompensa che cercava.

Rabbrividirei se qualcuno provasse a commentare questo post come se fosse un pezzo di fiction. Ma sapete - come un post per un gdr, non è così male. Certamente è stato divertente da scrivere, e l'altro giocatore si è divertito nel rispondere.
Non è, però, un buon pezzo di fiction, o un esempio di scrittura decente. Tuttavia è di certo evocativo, e questo è quel che vuoi da un'esperienza di roleplay.
Ma il gdr non è della stessa razza della fiction, e opera sotto un set di circostanze totalmente diverso.


Nella parte 2, esplorerò le varie differenze strutturali tra la fiction e il tipico stile di scrittura da gdr, e anche alcuni problemi tipici che i gdristi devono affrontate quando iniziano a scrivere altro.

mercoledì 8 febbraio 2012

Mein Liebster Blog

Visto che Bakakura mi ha [nominato] dalle sue parti, mi pare cosa buona e giusta ringraziare e partecipare a mia volta all'iniziativa.


Letteralmente, Liebster Blog, parola proveniente dal tedesco, significa blog preferito.
Ogni blogger che lo riceve deve consegnarlo ad altri cinque blog preferiti, con meno di duecento follower,
Il ricevente del premio dovrà ringraziare il blog che l’ha premiato e linkarlo.
Dovrà copiare e incollare l’immagine del Liebster Blog.
Scegliere cinque blog meritevoli con meno di duecento iscritti.
Avvisare i blogger con un commento sul loro blog.

Io sono nabba e non so se e come sia possibile vedere i follower, indipercui linkerò rigorosamente a caso.
Il sociopatico
Bizzarro Bazar
Space of Entropy
Oltre la linea
Draghi d'Ottone


Spulciando i segnalibri per comporre 'sta lista, ho ritrovato tesori dimenticati e siti piuttosto sconcertanti. Aspettatevi un cospicuo aggiornamento alla sezione links appena ne avrò voglia.

lunedì 6 febbraio 2012

The Versatile Blogger Award

Mestizia, tristezza e sofferenza. Mi spiace proprio vedere questo sputo di blog giacere in stato di simil-abbandono, ma ultimamente il tempo di mettersi di fronte alla tastiera e pensare per me scarseggia.Oddio, in realtà non è proprio pochissimo, ma tra il blog e il completamento del mio pseudoromanzo preferisco dedicarmi a quest'ultima attività.
Arriverà il giorno in cui posterò la versione definitiva dei primi capitoli, e allora potrete tutti ufficialmente dirmi che ho buttato il mio tempo ^___^
Per fortuna ci pensa [il buon Gerardo] a tener parzialmente vivo il blog linkandomi iniziative relativamente semplici et indolori a cui partecipare, come questa catena in cui mi si chiede di scrivere sette cose che non sapete di me.
Io l'ho fatto, anche se temo che non siano informazioni esattamente interessanti.

1) Sono orgogliosamente mancina; inoltre scrivo e disegno tenendo la matita in una maniera assurda, stringendola quasi a pugno.
Non ho mai capito perché, in quattro anni di liceo artistico, nessun prof non abbia mai provato a correggermi la cosa. Temo che questa abitudine alla lunga mi distruggerà le articolazioni, e già ora scrivere a lungo a mano mi ammazza le falangi. Credo che sia anche per questo che ho una grafia orrenda, più simile al coreano che all'alfabeto latino.

2) Ho paura dei ragni, anche quelli grandi quanto una monetina da un centesimo. Mi inquietano in particolare quelli non pelosi, con le zampe lunghe lunghe.
L'unico aracnide che abbia mai ottenuto la mia simpatia è un ragnetto che ha fatto il nido sulla cornice esterna di una finestra di casa mia. La suddetta finestra è opacizzata: non ho mai visto direttamente il signor ottozampe,  ma ho più volte ammirato la sua ombra tutta zampine e movimenti aggraziati. Ogni notte me ne sto a fissarla stupidamente per un po', prima di andare a dormire.
Credo che dovrei dare un nome a quel ragnetto.

3) Casa mia è piena di animali.
Attualmente ospita quattro mici, un cane, una coppia di calopsite, due gerbilli, e un po'di pesciolini assortiti nel laghetto in giardino, che in primavera viene solitamente invaso dalle rane. V'è poi un'oca che passa le giornate a seminare terrore tra le anatre del fiume vicino casa, per poi tornare tronfia e soddisfatta a esigere del cibo ogni sera. La segue sempre uno stuolo di germani reali che credo abbia ridotto in schiavitù.
Io e l'oca ci odiamo moltissimo, per la cronaca.

4) Sono vegetariana.
Nessuna questione ideologica, non considero voi mangiacarne degli spietati assassini: semplicemente, non gradisco il sapore della carne. Mia nonna, poi, in passato mi ha più o meno costretto a ingurgitarne immonde quantità ("mangia che diventi grande", presente?), arrivando a causarmi un vero e proprio rigetto verso i pezzi di animali cotti. Il sapore mi repelle, la consistenza pure... Il salame però un pochino mi manca, lo ammetto.

5) Ho la r moscia. E si sente TANTO.
Personalmente odio questo mio difettuccio di pronuncia, ma secondo il mio ex è una cosa molto moe. Il suddetto individuo era però un mezzo francese, ergo suppongo che fosse un po'di parte.

6) Ho una bellissima collezione di bisturi.
Piccina piccina, ma conto di espanderla con altre lame chiururgiche e strumenti medici più o meno vecchi in generale. Sono attualmente a quota tre bisturi: uno l'ho fottuto in un cantiere di restauro durante uno stage, due mi sono stati regalati dal padre di un'amica per avergli formattato il pc. True story.
La più affilata delle mie lame è stata anche utilizzata per sezionare un cadavere di lucertolina trovato in terrazza. Putroppo il corpicino doveva essere stato fin troppo al sole, e conteneva ormai soltanto una sbobba marrone dal tanfo asfissiante.
La cosa mi ha deluso molto.

7) Il mio ex professore di chimica ha recitato in Metal Gear Solid: Philantropy.

È lui.


Non è un amante della saga di videogames, è stato reclutato dal gruppo per motivi che non mi sono ben chiari.
È una persona piuttosto bizzarra, che più di una volta è entrato in classe domandando cose come "avete mai avuto delle esperienza extrasensoriali?"
Non credo di aver imparato molta chimica grazie a lui. In compenso, ricordo perfettamente la sua teorica tecnica per pilotare le interrogazioni grazie alla forza del pensiero.
Non ha mai funzionato.